giovedì 19 luglio 2007
mercoledì 4 luglio 2007
sabato 23 giugno 2007
bocconcini di rock
Qual'è la mia formazione preferita?
Me lo son chiest ieri sera mentre leggevo un libro di cucina precisamente dedicato agli antipasti freddi.
Non che i bocconcini di capesante mi ispirassero quale formazione live fosse migliore ma a darmi l'input era il "Live e Loud"di Ozzy che girava in sottofondo e in particolare la bellissima batteria rock del compianto Randy Castillo.
Beh..se devo trarre una conclusione(all'alba dell'imminente concerto di sabato prossimo),la formazione dello Zio Ozzy che più mi ha fatto ululare alla luna è quella composta nella mia fantasia da : Randy Castillo alla batteria,John Trujillo al basso e "udite udite",Randy Rhoads e Zakk Wylde alle chitarre...ebbene si...due asce che duellano tra di loro e si squoiano gli assoli...che mito sarebbe stato vederli insieme.
Azzardo una formazione(mentre i bocconcini di capesante son quasi pronti)da urlo:
Steve Vai(Vai) alla chitarra
Mike Portnoy(dream Theater) alla batteria
Stu Hamm(Satriani,Vai) al basso
Eddie Vedder(Pearl Jam) alla voce
Nuno Bettencourt(Extreme) seconda chitarra
Steve Lukather(Toto) terza chitarra ritmica ;-9
second stage:
Geoff Tate(Queensryche) voce
Simon Phillips(Toto) batteria
Tony Levin(Peter Gabriel)basso
Billy Sheehan(Vai) basso
Kevin Moore tastiere
altre? aiutatemi dai :-)
venerdì 22 giugno 2007
vengano signori..apre il"Fireflash"
Quando mio fratello uscì dalle scuole medie ,il dubbio dei miei era quello di cosa far fare a questo benedetto ragazzo...fragile e spaventato catapultato nel mondo dei grandi.
Abbiamo vissuto sempre insieme facendo poche esperienze fuori e il nostro mondo ruotava intorno alla nostra edicola di famiglia.
Mio fratello aveva acceso in casa la fiamma del rock e io da fratello minore guardavo ogni oggetto ed ogni piccola cosa portasse in casa come se fossero piccole steli da idolatrare.
Un bel giorno d'estate da mio padre passo un buffo e bizzarro personaggio,di bianco vestito con un panama anch'esso bianco e una buffa automobile zeppa di memorabilia.
Si presentò con un catalogo che ai nostri occhi parve disneyland...
poster,pins,magliette e adesivi di ogni forma e colore...
Mio padre ci guardò ma soprattutto guardò negli occhi mio fratello che non stava nella pelle.E ci volle pochissimo per stringere la mano di quel signore e far scaricare la prima fornitura di quella memorabilia.
La sera mentre andava in onda Happy Days mio padre propose a mio fratello di arredare un angolo dell'edicola tutto per lui e allestire la sua postazione di vendita...e in men che non si dica eravamo a luci accese giu "da basso"ad allestire il nostro paradiso.
Appendemmo al soffitto una grande bandiera di "Uprising"di Bob Marley e tutt'intorno appendemmo le t-shirt appena ricevute fresche di sacchetto.
Ricordo sul lato destro mettemmo due magliette dei Saxon e degli Iron Maiden e sull'altro lato mettemmo "Never Mind the bolloks"dei Sex Pistols e di fianco una sgargiante maglia dei Kiss.
Il banco vendita aveva una vetrinetta foderata di velluto verde(preso dal tessuto appena cucito da nostra madre per il subbuteo)e dentro la quale avevamo disposto con cura le pins.Ne avevamo a centinaia e la sera le separammo per genere e per tipologia.
Le più belle avevano una borchia di vetro trasparente con sotto il logo in pvc e dietro la spillona dorata.Quelle belle costavano 1500 lire mentre quelle in latta ricoperte costavan 1000 lire.
La notte non riuscimmo a dormire perchè insieme pensavamo al nome del nostro angolo...mio fratello poi decise per "Fireflash".
Si sparse la voce per il paese e in poco tempo i ragazzi e la clientela accorsero da noi.
Eravamo eccitatissimi ma anche tanto ignoranti in materia tant'è che la sera si passava in rassegna le riviste di musica(Ciao 2001,Il Mucchio Selvaggio)per scoprir quali fossero i cantanti più in voga e chi fosero coloro che avevamo nel nostro bancheto.
Fu in quel periodo che conobbi un bel pò di nomi e mi feci una piccola cultura musicale.
Sebastiano (questo era il nome del nostro fornitore Torinese)ogni 15 giorni si presentava con le novità e si soffermava mentre noi ci lustravam gli occhi...
avrei voluto portarmi via tutto.
Fireflash durò per un periodo abbastanza lungo da farci divertire e guadagnar qualche soldino reinvestito in amplificatore e in una replica di una Gibson Les Paul da strimpellare nelle serate di luna piena.Sebastiano cambiò vita e noi rimanemmo al palo e di conseguenza chiudemmo i battenti del nostro sogno.
Ho un piccolo sacchetto ben conservato in un bauletto delle caramelle sperlari contenente i cimeli di quell'avventura...2 adesivi dei Van Halen,una toppa da cucire raffigurante Angus Yung degli Ac/Dc e un paio di pins...poi in un tubo conservo due poster di Bob Marley e dei Beatles..Ringo Starr era veramente brutto! ;-)
giovedì 21 giugno 2007
Spiriti liberi
Domenica sera ritrovo Graziano Romani dopo un bel pò di tempo.
Abbiamo progetti per te Graziano!
Spiriti liberi!!!
Abbiamo progetti per te Graziano!
Spiriti liberi!!!
lunedì 18 giugno 2007
Patty Smith
ho conosciuto Patty anni fa(credo fosse la metà degli anni ottanta)dopo che un amico mi fece ascoltare di rimbalzo la bellissima "Because the night"scritta dal Boss per lei.
Ascoltai qualche sua canzone e la abbandonai senza approfondire perchè ero troppo giovane e l'adrenalina rock non mi dava tregua.
La metà degli anni 90 mentre mi trovavo in un negozio di dischi mi capitò in mano uno dei capitoli della rinascita musicale di Patty Smith,il bellissimo "Gone Again"che amai subito per le sue sonorità ruvide e il cantare sofferto che che mi faceva chiedere cosa la struggesse in quel modo.Appresi poco dopo che questo disco arrivava dopo una serie interminabile di prove durissime alla quale la vita l'aveva sottoposta(la scomparsa di molti dei suoi cari ed amici) e allora riuscii a leggere appieno dentro le note di quel disco.
Ieri sera l'ho riascoltato con piacere e ho provato ancora una volta rispetto per questa grande rocker.
Quel disco la ripresentò al pubblico con Summer Cannibals
aggiungo una struggente "Because the night"
Ascoltai qualche sua canzone e la abbandonai senza approfondire perchè ero troppo giovane e l'adrenalina rock non mi dava tregua.
La metà degli anni 90 mentre mi trovavo in un negozio di dischi mi capitò in mano uno dei capitoli della rinascita musicale di Patty Smith,il bellissimo "Gone Again"che amai subito per le sue sonorità ruvide e il cantare sofferto che che mi faceva chiedere cosa la struggesse in quel modo.Appresi poco dopo che questo disco arrivava dopo una serie interminabile di prove durissime alla quale la vita l'aveva sottoposta(la scomparsa di molti dei suoi cari ed amici) e allora riuscii a leggere appieno dentro le note di quel disco.
Ieri sera l'ho riascoltato con piacere e ho provato ancora una volta rispetto per questa grande rocker.
Quel disco la ripresentò al pubblico con Summer Cannibals
aggiungo una struggente "Because the night"
sabato 16 giugno 2007
da una canzone
Queen"To mutch love will kill you"
e una cover che ho scovato casualmente interpretata da uno sconosciuto chitarrista Giapponese nella metropolitana Londinese...che emozione mi ha dato..è fantastica!
Sono solo i frammenti dell'uomo che ero solito essere
Troppe lacrime amare si stanno
riversando su di me
Sono molto lontano da casa
E sto affrontando tutto questo da solo
da troppo tempo
Mi sento come se nessuno mi avesse mai
detto la verità
Su come crescere e sullo sforzo che avrebbe comportato
Nella mia mente piena di confusione
Sto guardando indietro per scoprire dove
ho sbagliato
Troppo amore ti ucciderà
Se non riuscirai a deciderti
Diviso tra l'amante e
l'amore che lasci indietro
Vai incontro ad un disastro
perché non hai mai letto le indicazioni
Troppo amore ti ucciderà - ogni volta
Sono solo l'ombra dell'uomo che ero solito essere
E sembra che per me non ci sia alcuna via d'uscita da tutto ciò
Ero solito ridarti la felicità
Adesso tutto ciò che faccio è deprimerti
Come sarebbe se tu fossi nei miei panni?
Non vedi che è impossibile scegliere?
Non c'è alcun senso in tutto questo
Qualunque strada io intraprenda, devo perdere
Troppo amore ti ucciderà
Come quando non ne hai affatto
Prosciugherà la forza che c'è in te
Ti farà gridare, implorare e strisciare
E il dolore ti renderà pazzo
Sei la vittima del tuo crimine
Troppo amore ti ucciderà - ogni volta
Troppo amore ti ucciderà
Renderà la tua vita una farsa
Sì, troppo amore ti ucciderà
E non riuscirai a capire il perché
Daresti la tua vita, venderesti la tua anima
Ma sarà di nuovo così
Troppo amore ti ucciderà
Alla fine...
Alla fine

e una cover che ho scovato casualmente interpretata da uno sconosciuto chitarrista Giapponese nella metropolitana Londinese...che emozione mi ha dato..è fantastica!
Sono solo i frammenti dell'uomo che ero solito essere
Troppe lacrime amare si stanno
riversando su di me
Sono molto lontano da casa
E sto affrontando tutto questo da solo
da troppo tempo
Mi sento come se nessuno mi avesse mai
detto la verità
Su come crescere e sullo sforzo che avrebbe comportato
Nella mia mente piena di confusione
Sto guardando indietro per scoprire dove
ho sbagliato
Troppo amore ti ucciderà
Se non riuscirai a deciderti
Diviso tra l'amante e
l'amore che lasci indietro
Vai incontro ad un disastro
perché non hai mai letto le indicazioni
Troppo amore ti ucciderà - ogni volta
Sono solo l'ombra dell'uomo che ero solito essere
E sembra che per me non ci sia alcuna via d'uscita da tutto ciò
Ero solito ridarti la felicità
Adesso tutto ciò che faccio è deprimerti
Come sarebbe se tu fossi nei miei panni?
Non vedi che è impossibile scegliere?
Non c'è alcun senso in tutto questo
Qualunque strada io intraprenda, devo perdere
Troppo amore ti ucciderà
Come quando non ne hai affatto
Prosciugherà la forza che c'è in te
Ti farà gridare, implorare e strisciare
E il dolore ti renderà pazzo
Sei la vittima del tuo crimine
Troppo amore ti ucciderà - ogni volta
Troppo amore ti ucciderà
Renderà la tua vita una farsa
Sì, troppo amore ti ucciderà
E non riuscirai a capire il perché
Daresti la tua vita, venderesti la tua anima
Ma sarà di nuovo così
Troppo amore ti ucciderà
Alla fine...
Alla fine

No direction home...il "vero"Dylan
un viaggio accompagnato da Martin Scorsese alla scoperta di Bob Dylan...
un doppio dvd,un enorme quantità di notizie e rarità che da ieri sto ascoltando,guardando e approfondendo...sarà un lungo viaggio.
Per me Bob Dylan è ancora tutto da scoprire(..che iNiorante ;-9 )
Se fate a tempo lo trovate in edicola per pochi euro
venerdì 15 giugno 2007
Cover to Cover
"Working class hero"
John Lennon...(unica)
Green Day(trovo questa versione splendida...bravi ragazzi!)
ci prova pure "il reverendo"... O_°
John Lennon...(unica)
Green Day(trovo questa versione splendida...bravi ragazzi!)
ci prova pure "il reverendo"... O_°
giovedì 14 giugno 2007
Whiskey in the Jar
di questa vecchia canzone tradizionale irlandese (che mi piace davvero tanto)ho due versioni che mi fan felice entrambe...
la storica versione dei Thin Lizzy capitanati dal grande compianto Phil Lynott e la versione più energica dei Metallica di qualche anno fa..
ho un ricordo simpatico di quest'ultima versione di un pomeriggio di luglio e di 2000 watt da gestire ma soprattutto un campanile da non far crollare... :-D
la storica versione dei Thin Lizzy capitanati dal grande compianto Phil Lynott e la versione più energica dei Metallica di qualche anno fa..
ho un ricordo simpatico di quest'ultima versione di un pomeriggio di luglio e di 2000 watt da gestire ma soprattutto un campanile da non far crollare... :-D
martedì 12 giugno 2007
domenica 10 giugno 2007
sabato 9 giugno 2007
Malaguena salerosa
Mi piace un sacco ascoltare questa "Malaguena salerosa" suonata dai Del Castillo con Robert Rodriguez come guest...
venerdì 8 giugno 2007
Dream Theater :" Systematic Chaos" (RR 2007)
Son trascorsi alcuni giorni dall'uscita del nuovo disco dei Dream Theater ed io non avevo ancora ascoltato come si deve questo lavoro.
Ieri sera mi son immerso fin sopra le orecchie con l'intenzione di ripetere uno dei meravigliosi viaggi percorsi in compagnia dei Dream Theater.
Ho preso il nuovo disco e l'ho accarezzato per poi riporlo sul piano vellutato del mio vecchio PD605 Pioneer.
Un rito che ripeto da una quindicina d'anni e raramente ho dovuto aprir quel cassetto prima che tutto il disco abbia finito di girare.
Ho alzato il volume fino a che le tacche mi garantivano un adeguato fronte sonoro e sono partito.
Decolla questo disco...
si alza come un reattore incendiato da milioni di litri di carburante sospinto dalle 7 corde di John Petrucci che aziona immediatamente il primo riff del disco.
“In the Presence of Enemies pt.1” la prima traccia vola alta e mi accende lo slot della memoria che rapido va a pescare i lavori dei "Liquid Tension Experiment"(progetto sperimentale che ebbe 2 capitoli ;formazione composta da Tony Levin,John Petrucci,Jordan Rudess,Mike Portnoy).il suono della Erni Ball Petrucci è decisamente quello e i legati tra le frasi sonore han tutto quel sapore.
Rudess accende la macchina e si fa sentire con suoni semplici ma che entran dritti come una lama...Portnoy regola casse e rullante come ai vecchi tempi e allora l'ascolto si fa più attento perchè il primo impatto mi lascia decisamente felice.
L'ingresso della voce di James LaBrie arriva quando l'atmosfera si cheta e si insinua come velluto raso steso sulla roccia calda.
Sono entusiasto e la canzone mi piace tant'è che fatico a non premere il tasto repeat...resisto e vado avanti.
Attacca la seconda traccia,"Forsaken" che irruente e impetuosa avvolge e strizza l'occhio ad sonorità ascoltate qui e là.
L'assolo entra deciso e ben strutturato,i cori denotano una produzione granitica.
La abbandono senza grossi rimpianti e passo alla terza traccia.
"Costant Motion" parte come un treno ed è come se il treno che era partito 3 anni fa non si fosse fermato.
Come sempre accade la grandezza di questi ragazzi sta anche nel tributare a coloro che li han forgiati musicalmente influenzandoli con le loro sonorità il doveroso riconoscimento.
Escon da dietro il sipario del teatro del sogno i 4 cavalieri di Dallas.
I suoni si fanno compatti e compressi e l'anima dei Metallica entra in scena porgendo al pubblico un sontuoso inchino.
Il riff di Petrucci si fa teso e trash ed è apoteosi da headbanging.
Son sempre più convinto che le scorribande di Petrucci con il G3 lo abbia fatto crescere ancor di più e l'assolo centrale ne è la dimostrazione.
Il disco è ormai incandescente e la colata che ne deriva si chiama"The dark ethernal night".
Dream Theater d'assalto;Portnoy e Labrie si alternano alle voci contaminate da filtri acidi mentre Rudess si insunia melodioso e scherzoso tra di loro così come subito fa Petrucci.
Equilibrio di durezza e melodia per quasi 9 minuti di duelli tra i quattro.
Riaffiorano reminescenze da Cowboy from Hell dei compianti Pantera.Portnoy spinge la doppia cassa all'estremo e mette ancora una volta un gradino tra lui e gli altri batteristi prog,rock,metal etc...
Le acque si calmano e le fiamme diventan fuochi fatui...
Corro ad aprir nuovamente il cassetto della memoria e subito riaffiora il movimento circolare dei Dream Theater di Dyeing Soul oppure le atmosfere rarefatte di una vecchia Trial of tears...mentre si svolge "Repentance"
L'assolo Floydiano si incastona e splende fino a salire alto e cristallino...alzo ancora di una tacca come se fossi dietro il Mesa di Petrucci e volessi che quell'accordo pulito non terminasse mai.
Steven Wilson(Porcupine Tree), Mikael Åkerfeldt (degli Opeth), il wrestler Chris Jericho, Jon Anderson degli Yes si alternano all'interno del brano ripentendo la stessa frase..."...quando si tratta di fare i conti con un passato non proprio roseo, fatto di sottomissioni ed abusi. Può un uomo rendersi conto di quanto ha vissuto, e di conseguenza migliorarsi, quando non è in grado di far luce sui suoi trascorsi?".
E' di Labrie il sesto capitolo ed è l'ennesimo grdio di denuncia e dolore nei confronti dei "profeti della guerra".
Prophets of war scorre liquida su un tappeto di tastiere e synthesizer preparati ad oc da Rudess.
Portnoy corre regolare di fianco a loro con un ritmo pop rock.Enfasi interrotta dall'ingresso come sempre tonante di Petrucci.
Per l'occasione un giorno di Febbraio c.a a tutti gli iscritti nel mondo alla newsletter dei DT arrivò(io compreso) una strana email che invitava quanti fossero in grado a munirsi di un mezzo di trasporto e correre entro le 14 del pomeriggio presso gli Studi di registrazione a New York per far parte di un"fantomatico coro".
Ecco il risultato.
40 forunati si son divertiti un sacco a urlare dentro i microfoni diretti dal folle Portnoy!
Emerge abbastanza convinto l'influente sound dei Muse nell'incrocio dei sinth e della chitarra(Portnoy ammetterà che ultimamente li ha ascoltati parecchio).
Siamo al settimo capitolo.
Siamo catapultati ai tempi di Scenes froma memory.
La "fanfara"di Rudess annuncia "The ministry of lost soul".
Un quarto d'ora di orgasmo Dremtheateriano.
Prender o lasciare sembrano dire e io prendo.
La prima parte melodica e serena con un Labrie sofferto lascia posto ad un secondo atto possente e agressivo.Morsicano come dobermann e non mollano la presa finchè la carne non è lacera..
Sono provato dopo questo set mi devo rifocillare.
Metto le orecchie nel secchio del ghiaccio e mi bevo una birra fresca..ne ho bisogno per far esplodere l'ultimo capitolo.
Carico il detonatore e detono...
Avverto che dietro il velo sonoro son appostati i vecchi mitici Rush.
Furoreggia e folleggia questa suite di 16 minuti alternando quantità e qualità e momenti di brusche frenate che mi fan storcere un pò il naso.
Però come sempre arrivo alla fine dell'ascolto esausto ma felice.Ho pesato questo disco con molta parsimonia e ho deciso di votarlo a pieni voti per l'ennesima dimostrazione di forza e di volere andar oltre quel che "erano"i Dream Theater anche se so che tutti coloro che si son fermati a Scenes from a memory o addirittura prima di Fallin' in to infinity manco ascolteran le prime note di questo lavoro.
Io continuo a seguirli e rischiare con loro...ma mai rischio fu preso con tanto piacere.
Ad astra...
voto: 7,5
giovedì 7 giugno 2007
mercoledì 6 giugno 2007
Los Lobotomys
L'altro giorno mentre cercavo una maglia dei Dream Theater da indossare per assistere al Gods of metal è rispuntata una vecchia maglietta acquistata nel lontao 1994 ad uno dei concerti che ricordo con più piacere.
Loro erano i Los Lobotomys,gruppo creato da Steve Lukather(chitarrista dei mitici Toto),Simon Phillips(batterista dei Toto post Jeff Porcaro),Devid Garfield alle tastiere e John Pena al basso.
Il progetto partì nel 1989 e allora di questi faceva parte anche il grande e compianto batterista Jeff Porcaro uno dei fautori del progetto Toto.
Ricordo quel concerto con grande piacere perchè quella sera al City Square di Milano fu magica.
Steve Lukather si rivelò un enorme chitarrista pieno zeppo di feeling e di tecnica paragonabile al grande Ed Van Halen.
Un grande combo che qui vi ripropongo,buona visione
ps: Simon Phillips alla batteria indossa la mia maglietta :-D
Loro erano i Los Lobotomys,gruppo creato da Steve Lukather(chitarrista dei mitici Toto),Simon Phillips(batterista dei Toto post Jeff Porcaro),Devid Garfield alle tastiere e John Pena al basso.
Il progetto partì nel 1989 e allora di questi faceva parte anche il grande e compianto batterista Jeff Porcaro uno dei fautori del progetto Toto.
Ricordo quel concerto con grande piacere perchè quella sera al City Square di Milano fu magica.
Steve Lukather si rivelò un enorme chitarrista pieno zeppo di feeling e di tecnica paragonabile al grande Ed Van Halen.
Un grande combo che qui vi ripropongo,buona visione
ps: Simon Phillips alla batteria indossa la mia maglietta :-D
lunedì 4 giugno 2007
Pantera
I Pantera di Phil Anselmo e del compianto Dimebag Darrel han lasciato un segno ben marcato tra le band che mi han accompagnato nel cammino metal/trash degli anni 90.
La mia canzone preferita è sicuramente "Cemetery Gates".
Riff tagliente come un rasoio,un Anselmo ancora "sano",un Vinnie Paul a tessere il tappeto ritmico...
ho scovato in rete questa cover tributo che i Dream Theater fecero loro...
non ha le atmosfere dei vecchi Pantera ma merita un ascolto...
see ya
La mia canzone preferita è sicuramente "Cemetery Gates".
Riff tagliente come un rasoio,un Anselmo ancora "sano",un Vinnie Paul a tessere il tappeto ritmico...
ho scovato in rete questa cover tributo che i Dream Theater fecero loro...
non ha le atmosfere dei vecchi Pantera ma merita un ascolto...
see ya
La 2 giorni del Gods of Metal
racconto a 4 mani .
Prima giornata a cura dell'amico Mario e seconda giornata scritta da me.
Eccomi a raccontare quello che ho vissuto ieri al Gods Of Metal :-)
Giornata tremenda con la pioggia che e'scesa ininterrotta x 6 ore!!
Non vi dico in che stato ero.Non sono piu'un ragazzino e gli acciacchi si fanno sentire tutti ehehehehehe
Dunque:
-Tigertailz: Sono entrato che stavano suonando l'ultimo pezzo quindi non posso dare un giudizio
-White Lion: Per la prima volta al Gods,devo dire che il buon Mike Tramp con una band nuova di zecca(lui e'l'unico superstite originale del gruppo)fa una bella figura.Tecnicamente validi hanno sciorinato i loro hits con classe e potenza.Sul palco si sono alternate Little Fighetrs,Lady Of The Valley,Hungry e altri pezzi che li hanno reso famosi.In tutto 45 minuti di buon livello.Voto:6,5
-Thin Lizzy: Band con i controcazzi.John Sykes,Tommy Aldrige,Marco Mendoza,Scott Gorham.1 ora di grande Rock alla memoria di Phil Lynott cantando quasi tutti i successi della band.Tecnicamente ineccepibili.Voto:7,5
-Scorpions:I vecchi draghi tornano in Italia dopo molti anni di assenza.Che dire..i soliti,grandi Scorpions.Malgrado l'eta' i "vecchi" Klaus Meine,Rudolph Schenker,Matthias Jabs sono in gran forma ben coadiuvati dalla sezione ritmica nuova di zecca(una menzione particolare x il batterista!).Sul palco hanno alternato pezzi tratti dal loro ultimo ottimo album a vecchi cavalli di battaglia come Big City Nights,Tease Me Please Me,Bad Boys Running Wild,Holiday,Blackout,The Zoo,Dynamite.Sono tornati sul palco acclamati a gran voce dal pubblico x 2 bis.Rock You Like A Hurricane e Still Loving You.Indistruttibili.Voto:8,5
-Velvet Revolver: I veri Guns'n'Roses!!Non ho parole x descrivere la prestazione della band.Una band vera,verissima!Slash in forma smagliante,Scott Weiland un'animale da palcoscenico,con una gran voce,ben coadiuvati da Duff e Matt Sorum sempre potenti e precisi e dall'ex Wasted Youth Dave Kushner ottimo chitarrista ritmico.Hanno presentato i brani tratti dai 2 album realizzati piu'4 cover.Una degli Stone Temple Pilots di cui mi sfugge il titolo,It's So Easy e Mr.Brownstone dei Guns e Wish You Were Here dei Pink Floyd.Tecnicamente ineccepibili,un tiro da paura,hanno entusiasmato il pubblico presente,me compreso.Minkia che band!!!!!!!!
Voto:10
-Motley Crue:Tornano sul palco del Gods dopo 2 anni.Beh,con loro si sfonda una porta aperta,sono tra i miei gruppi preferiti.Anche questa volta i Crue hanno offerto una prestazione grandiosa all'altezza della loro fama.Sono partiti col botto.Dr.Feelgood,Wild Side,Looks That Kill,Live Wire hanno infiammato il pubblico e hanno continuato con tutti,ma proprio tutti i loro successi.Vince Neil e Nikky Sixx in grandissima forma,Mick Mars malgrado la malattia lo stia debilitando continua a essere un gran chitarrista e a tenere in piedi lo show con i suoi riff,e Tommy Lee e'il solito animale ehehehe.Divertente il siparietto "hard" con una spogliarellista salita sul palco ehehehe :-)
Voto:9,5
In chiusura,una bellissima giornata con grandi band sul palco,un'acustica ottima.Peccato per la pioggia incessante che si e'abbattuta su Milano.Pazienza,ne e'valsa la pena.
Si replica il 30 Giugno con lo zio Ozzy,i Korn,Black Label Society,Megadeth..mamma mia!!!
Non vedo l'ora
2 a giornata.
Prendo il testimone da Marione e alle 13,45 sono pronto e bardato per una giornata all'insegna del metallo fuso incandescente.
Veloci io e i mie due compagni sfrecciamo sulla A4 accompagnati dai Dream Theater che suonano possenti nella batmobile il loro nuovo Systematich chaos.
Milano ci accoglie con una splendida giornata di sole ma radio gamma Alessandria(grazie delle dritte Peter Parker)siamo pronti ad affrontare la palude dell'idroscalo.
Rimasugli di metallari sparsi qui e la sul greto dell'idroscalo ci fan capire quale battaglia si è perpetrata la notte scorsa...
l'adrenalina sale e solo una "deficente"alla cassa acrediti mi fa passare 'entusiasmo ma dopo un "chiarimento"finalemente siamo nell'arena...
un odore acre e putrido del fango che pian piano si asciuga ci avvolge e il benvenuto non è dei più salutari;
non importa perchè il buon palco davanti a noi srotola lo stendardo dei Dark Tranquillity,band per la quale abbiam corso un pò per non perderci il loro set.
Il loro death metal "melodico"(?) esplode in tutta la sua potenza e ci fa capire subito di che pasta son fatti questi Svedesi.
Michael Stanne voce e leader del gruppo(forse qulcuno lo ricorda come voce dei possenti In Flames)mi stupisce subito e mi fa apprezzare questa commistione di generi che non saprei definir correttamente ma di sicuro stampo nord europeo.
Non sono un gran estimatore del death metal ma i Dark Tranquillity han portato il genere un passo oltre.
un ora di potente melodia scandinava.
voto.7
una mezzora di pausa per rifocillarci con la solita birra imbevibile e sul palco calano,ed è proprio il caso di dirlo,le tenebre.
I norvegesi Dimmu Borgir fan la loro apparizione agghindati come dei novelli vampiri delle foreste.
Qui come potrei definire il genere?
Black metal sinfonico diciamo va...
Shagrat(voce e frontman)è un animale da palcoscenico nel vero senso della parola.
Una belva dalla voce "catacomba".
Mi tocca arretrare di ben 10 metri dalla mia posizione d'ascolto(ero 10 metri fronte al mixer)e mettermi al riparo da ciò che dal palco mi arriva.
Una potenza INAUDITA(ho un back ground di concerti abbastanza corposo quindi non sono uno di primo pelo ndr).Le chitarre delle due "bestie"(Silenoz e Galder)accorpate alle tastiere epiche di Mustis vomitano fuoco e fiamme.
Per me son troppo...non li reggo e mi allontano...mi inquietano e un pò mi spaventano.
Ritorno "dentro l'inferno"mentre parte il loro pezzo più riuscito(secondo me).
Attaccano"Morning Palace"ed è un apoteosi di potenza e melodia e finalmente la voce del demone che ho davanti scopro esser qualche cosa di più che un rigurgito di un sorcio in un tombino...
non basta però a farmi dar la sufficienza.
voto:5
altra mezzora e finalmente di torna a respirare un pò di sano Heavy Metal perchè sul palco
arrivano gli storici Blind Guardian.
Forti del loro primo posto nelle chart Teutoniche si presentano con rispettoso ed educato "aplomb" e il bravissiomo Kursch(alla voce e leader)da fuoco alle polveri del guardiano cieco.
Un ora di ottimo vecchio sano Heavy Metal Power.
Non sono un loro cultore ma dopo questa esibizione avra sempre la mia stima perchè prima di tutto son un gruppo onesto.
Una batteria possente e intrecci melodici di qualità cuciti dall'ottima chitarra di Andrè Olbrich.
Si insinuano melodie epiche che raccontano di leggende e ancestrali epopee.
Il pubblico in parte è lì per loro e gli fa sentire quanto bene gli voglia.
Respiro l'atmosfera dei vecchi tempi di un metal ormai scomparso....o quasi.
Voto.8
La serata volge all'imbrunire e i 20mila guerrieri che bivaccano sul campo di battaglia sono frementi in attesa della calata degli dei.
Come me,più della metà del pubblico attende fremente i Dream Theater alla prima apparizione Europea dopo aver ultimato l'ultima fatica in studio.
Solite domande tra i Dreamers in platea....
cosa suoneranno stasera?Faranno il nuovo disco?
Alessandro il mio fido e giovane scudiero(istruito e indottrinato pian piano negli anni)scommette con me che stasera il Teatro dei Sogni non metterà inscena il nuovo disco a causa delle differenti decisioni sulla data d'uscita del disco.
In Italia il disco è in vendita da 3 giorni mentre nel resto d'Europa arriverà dal 5 Giugno e questo la dice tutta su quanto tengan in considerazione il nostro paese...ogni tanto abbiamo qualche santo in paradiso.
Le 19,30 in punto scocca l'ora dei Dream Theater.
Un piccolo collage sonoro di richiami ai brani più famosi del gruppo americano e poi si da inizio alle danze.
La mostruosa batteria di Mike Portnoy è ancora celata sotto un drappo di seta nera...
appena scoperta un boato la accoglie.
Il più grande batterista del cosmo prende posizione ma io stento a creder a ciò che i miei cisposi occhi hanno appena intravisto...........Mike è solito in Italia indossare una canotta della nazionale Italiana di Basket ma stavolta mi ha fatto una "brutta"sorpresaccia...
nello stupore generale Mike Portnoy si presenta con la maglia ufficiale dell'FC Inter!!!!!!!!!!!!!
Uno scossone mi coglie e quasi càpitolo...mi sorreggono i miei due amici che a stento riescon anch'essi a parar i colpo ,è terrore...sgomento...desolazione..ma il pensiero che va a Mario peter Parker mi fa sorrider e subito gli fiondo un sms per informarlo dello sventurato sinistro...ehehhe
E' "Pull me under" dal pluridecorato Images e Words a dar la stura.
L'apoteosi di 20mila persone che cantan all'unisono è come sempre emozionante e nonostante i 5 siano per me "di famiglia"ho ancora quel solito brivido che mi percorre la spina dorsale sudata.
James LaBrie(voce)ci saluta entusiasto e ci comunica che tra un mese sarà il 15 anniversario dall'uscita di Images e Words quindi stasera gli tributeranno il dovuto suonandolo tutto.
Inutile dire quanto sia bello questo disco e quanto abbia significato per me.
Another Day ,Take the time fialno leste come un segugio in caccia e non mi so contenre quando il settaggio dei suoni raggiunge la soglia della perfezione.
L'intro della successiva Surrounded mi spiazza e non riesco a ritrovar le stupende atmosfere del vecchio(e da me compianto)Kevin Moore...il "giro"di pianoforte è un pò stravolto e come già successo in passato storco un pò il muso.
Non importa perchè la canzone si apre e l'ingresso di john Petrucci mi lacera il cuore...sono nuovamente commosso e urlo al cielo la mia gratitudine per la ventesima volta(ho cominciato con loro nel lontao 93).
Naturalemente le acque dell'idroscalo si incendiano all'intro di Metropolis pt.1................
è perfetta l'esecuzione e davanti a me 4 ragazzini con la maglietta dei Guns and Roses saltan come dei pazzi.
Il bello di questi festival(almeno per me)è veder questa moltitudine di piccoli alfieri del proprio gruppo o cantante partecipare(non sempre dai)ai set degli altri...insomma una forma di comunione dei bene :-)
Metropolis unisce tutti e Under a glass moon(che da un pochetto non sentivo)ci portan dritti alla meravigliosa Wait for Sleep...qui il Moore che è in me rinasce e le atmosfere cupe e profonde riescono ad emozionarmi enormemente.
La galoppata di Learning to Live non ci da tregua e ancora una volta James LaBrie mi stupisce perchè la sua voce è sempre fantastica!
La prima parte si chiude nell'entusiasmo generale..
attendiamo almeno l'esecuzione del nuovo singolo o qualche cover che solitamente i 5 ci propinano.
Niente,è solo Dream Theter d'annata e gli echi della superba Home ci chiamano all'ennesima adunata.
Il "sitar "di Petrucci gira a mille e Portnoy esplode come una suprnova.
Purtroppo dopo solo 1 ora e 25 minuti è tempo di salutarci e darci appuntamento ad ottobre col nuovo disco..ne vorremmo ancora per ore ma la serata deve lasciar spazio alla storia del Metal.
Rispettosi i Dream Theater concedono ai "vecchi"Black Sabbath in formazione ibrida di accomodarsi sul palco...
io avrei voluto che i veri Headliner fossero stati loro e come me la pensano 10/15 mila Dreamers che mesti se ne vanno dall'arena.
Voto: 8,5
La serata volge verso la fine e alle 21,30 si accendon i fuochi fatui di una scenografia minimale raffigurante la copertina di un vecchio album dei Sabbath"Heaven and Hell"che dà il nome al progetto post Ozzy Osbourne.
La formazione ai tempi( 1980)era formata per 3 quarti dai componenti dei Black Sabbath,Tony Iommi,Geezer Butler,Bill Ward e alla voce il piccolo Ronnie James Dio.
Sul palco del Gods salgono Dio(vode),Iommi(Chitarra),Butler(Basso)e al posto di Bill Ward(fisicamente provato)sale uno degli storici batteristi della scena metal anni 80/90,Vinnie Appice.
Dio purtroppo "non è in voce"e mi delude da subito..il suono di Tony Iommi che tanto attendevo mi lascia molto perplesso così come il drumming di Appice che sembra essersi fermato a 20 anni fa.
Sono troppo duro(forse)con loro perchè l'anima dei Sabbath non andrebbe infangata ma più volte(e non solo io)squoto la testa e mi allontano.
La serata va scemando sulle note di brani tratti dallo stesso Heaven and hell e dall'altro disco che ha visto la collaborazione di Dio "Dehumanizer".
Nell'insieme il mio voto è un 6 (per la gloria).
Ora mi/ci aspetta la seconda parte e allora sarn ancora fiamme e stelle.
Ad astra...
Prima giornata a cura dell'amico Mario e seconda giornata scritta da me.
Eccomi a raccontare quello che ho vissuto ieri al Gods Of Metal :-)
Giornata tremenda con la pioggia che e'scesa ininterrotta x 6 ore!!
Non vi dico in che stato ero.Non sono piu'un ragazzino e gli acciacchi si fanno sentire tutti ehehehehehe
Dunque:
-Tigertailz: Sono entrato che stavano suonando l'ultimo pezzo quindi non posso dare un giudizio
-White Lion: Per la prima volta al Gods,devo dire che il buon Mike Tramp con una band nuova di zecca(lui e'l'unico superstite originale del gruppo)fa una bella figura.Tecnicamente validi hanno sciorinato i loro hits con classe e potenza.Sul palco si sono alternate Little Fighetrs,Lady Of The Valley,Hungry e altri pezzi che li hanno reso famosi.In tutto 45 minuti di buon livello.Voto:6,5
-Thin Lizzy: Band con i controcazzi.John Sykes,Tommy Aldrige,Marco Mendoza,Scott Gorham.1 ora di grande Rock alla memoria di Phil Lynott cantando quasi tutti i successi della band.Tecnicamente ineccepibili.Voto:7,5
-Scorpions:I vecchi draghi tornano in Italia dopo molti anni di assenza.Che dire..i soliti,grandi Scorpions.Malgrado l'eta' i "vecchi" Klaus Meine,Rudolph Schenker,Matthias Jabs sono in gran forma ben coadiuvati dalla sezione ritmica nuova di zecca(una menzione particolare x il batterista!).Sul palco hanno alternato pezzi tratti dal loro ultimo ottimo album a vecchi cavalli di battaglia come Big City Nights,Tease Me Please Me,Bad Boys Running Wild,Holiday,Blackout,The Zoo,Dynamite.Sono tornati sul palco acclamati a gran voce dal pubblico x 2 bis.Rock You Like A Hurricane e Still Loving You.Indistruttibili.Voto:8,5
-Velvet Revolver: I veri Guns'n'Roses!!Non ho parole x descrivere la prestazione della band.Una band vera,verissima!Slash in forma smagliante,Scott Weiland un'animale da palcoscenico,con una gran voce,ben coadiuvati da Duff e Matt Sorum sempre potenti e precisi e dall'ex Wasted Youth Dave Kushner ottimo chitarrista ritmico.Hanno presentato i brani tratti dai 2 album realizzati piu'4 cover.Una degli Stone Temple Pilots di cui mi sfugge il titolo,It's So Easy e Mr.Brownstone dei Guns e Wish You Were Here dei Pink Floyd.Tecnicamente ineccepibili,un tiro da paura,hanno entusiasmato il pubblico presente,me compreso.Minkia che band!!!!!!!!
Voto:10
-Motley Crue:Tornano sul palco del Gods dopo 2 anni.Beh,con loro si sfonda una porta aperta,sono tra i miei gruppi preferiti.Anche questa volta i Crue hanno offerto una prestazione grandiosa all'altezza della loro fama.Sono partiti col botto.Dr.Feelgood,Wild Side,Looks That Kill,Live Wire hanno infiammato il pubblico e hanno continuato con tutti,ma proprio tutti i loro successi.Vince Neil e Nikky Sixx in grandissima forma,Mick Mars malgrado la malattia lo stia debilitando continua a essere un gran chitarrista e a tenere in piedi lo show con i suoi riff,e Tommy Lee e'il solito animale ehehehe.Divertente il siparietto "hard" con una spogliarellista salita sul palco ehehehe :-)
Voto:9,5
In chiusura,una bellissima giornata con grandi band sul palco,un'acustica ottima.Peccato per la pioggia incessante che si e'abbattuta su Milano.Pazienza,ne e'valsa la pena.
Si replica il 30 Giugno con lo zio Ozzy,i Korn,Black Label Society,Megadeth..mamma mia!!!
Non vedo l'ora
2 a giornata.
Prendo il testimone da Marione e alle 13,45 sono pronto e bardato per una giornata all'insegna del metallo fuso incandescente.
Veloci io e i mie due compagni sfrecciamo sulla A4 accompagnati dai Dream Theater che suonano possenti nella batmobile il loro nuovo Systematich chaos.
Milano ci accoglie con una splendida giornata di sole ma radio gamma Alessandria(grazie delle dritte Peter Parker)siamo pronti ad affrontare la palude dell'idroscalo.
Rimasugli di metallari sparsi qui e la sul greto dell'idroscalo ci fan capire quale battaglia si è perpetrata la notte scorsa...
l'adrenalina sale e solo una "deficente"alla cassa acrediti mi fa passare 'entusiasmo ma dopo un "chiarimento"finalemente siamo nell'arena...
un odore acre e putrido del fango che pian piano si asciuga ci avvolge e il benvenuto non è dei più salutari;
non importa perchè il buon palco davanti a noi srotola lo stendardo dei Dark Tranquillity,band per la quale abbiam corso un pò per non perderci il loro set.
Il loro death metal "melodico"(?) esplode in tutta la sua potenza e ci fa capire subito di che pasta son fatti questi Svedesi.
Michael Stanne voce e leader del gruppo(forse qulcuno lo ricorda come voce dei possenti In Flames)mi stupisce subito e mi fa apprezzare questa commistione di generi che non saprei definir correttamente ma di sicuro stampo nord europeo.
Non sono un gran estimatore del death metal ma i Dark Tranquillity han portato il genere un passo oltre.
un ora di potente melodia scandinava.
voto.7
una mezzora di pausa per rifocillarci con la solita birra imbevibile e sul palco calano,ed è proprio il caso di dirlo,le tenebre.
I norvegesi Dimmu Borgir fan la loro apparizione agghindati come dei novelli vampiri delle foreste.
Qui come potrei definire il genere?
Black metal sinfonico diciamo va...
Shagrat(voce e frontman)è un animale da palcoscenico nel vero senso della parola.
Una belva dalla voce "catacomba".
Mi tocca arretrare di ben 10 metri dalla mia posizione d'ascolto(ero 10 metri fronte al mixer)e mettermi al riparo da ciò che dal palco mi arriva.
Una potenza INAUDITA(ho un back ground di concerti abbastanza corposo quindi non sono uno di primo pelo ndr).Le chitarre delle due "bestie"(Silenoz e Galder)accorpate alle tastiere epiche di Mustis vomitano fuoco e fiamme.
Per me son troppo...non li reggo e mi allontano...mi inquietano e un pò mi spaventano.
Ritorno "dentro l'inferno"mentre parte il loro pezzo più riuscito(secondo me).
Attaccano"Morning Palace"ed è un apoteosi di potenza e melodia e finalmente la voce del demone che ho davanti scopro esser qualche cosa di più che un rigurgito di un sorcio in un tombino...
non basta però a farmi dar la sufficienza.
voto:5
altra mezzora e finalmente di torna a respirare un pò di sano Heavy Metal perchè sul palco
arrivano gli storici Blind Guardian.
Forti del loro primo posto nelle chart Teutoniche si presentano con rispettoso ed educato "aplomb" e il bravissiomo Kursch(alla voce e leader)da fuoco alle polveri del guardiano cieco.
Un ora di ottimo vecchio sano Heavy Metal Power.
Non sono un loro cultore ma dopo questa esibizione avra sempre la mia stima perchè prima di tutto son un gruppo onesto.
Una batteria possente e intrecci melodici di qualità cuciti dall'ottima chitarra di Andrè Olbrich.
Si insinuano melodie epiche che raccontano di leggende e ancestrali epopee.
Il pubblico in parte è lì per loro e gli fa sentire quanto bene gli voglia.
Respiro l'atmosfera dei vecchi tempi di un metal ormai scomparso....o quasi.
Voto.8
La serata volge all'imbrunire e i 20mila guerrieri che bivaccano sul campo di battaglia sono frementi in attesa della calata degli dei.
Come me,più della metà del pubblico attende fremente i Dream Theater alla prima apparizione Europea dopo aver ultimato l'ultima fatica in studio.
Solite domande tra i Dreamers in platea....
cosa suoneranno stasera?Faranno il nuovo disco?
Alessandro il mio fido e giovane scudiero(istruito e indottrinato pian piano negli anni)scommette con me che stasera il Teatro dei Sogni non metterà inscena il nuovo disco a causa delle differenti decisioni sulla data d'uscita del disco.
In Italia il disco è in vendita da 3 giorni mentre nel resto d'Europa arriverà dal 5 Giugno e questo la dice tutta su quanto tengan in considerazione il nostro paese...ogni tanto abbiamo qualche santo in paradiso.
Le 19,30 in punto scocca l'ora dei Dream Theater.
Un piccolo collage sonoro di richiami ai brani più famosi del gruppo americano e poi si da inizio alle danze.
La mostruosa batteria di Mike Portnoy è ancora celata sotto un drappo di seta nera...
appena scoperta un boato la accoglie.
Il più grande batterista del cosmo prende posizione ma io stento a creder a ciò che i miei cisposi occhi hanno appena intravisto...........Mike è solito in Italia indossare una canotta della nazionale Italiana di Basket ma stavolta mi ha fatto una "brutta"sorpresaccia...
nello stupore generale Mike Portnoy si presenta con la maglia ufficiale dell'FC Inter!!!!!!!!!!!!!
Uno scossone mi coglie e quasi càpitolo...mi sorreggono i miei due amici che a stento riescon anch'essi a parar i colpo ,è terrore...sgomento...desolazione..ma il pensiero che va a Mario peter Parker mi fa sorrider e subito gli fiondo un sms per informarlo dello sventurato sinistro...ehehhe
E' "Pull me under" dal pluridecorato Images e Words a dar la stura.
L'apoteosi di 20mila persone che cantan all'unisono è come sempre emozionante e nonostante i 5 siano per me "di famiglia"ho ancora quel solito brivido che mi percorre la spina dorsale sudata.
James LaBrie(voce)ci saluta entusiasto e ci comunica che tra un mese sarà il 15 anniversario dall'uscita di Images e Words quindi stasera gli tributeranno il dovuto suonandolo tutto.
Inutile dire quanto sia bello questo disco e quanto abbia significato per me.
Another Day ,Take the time fialno leste come un segugio in caccia e non mi so contenre quando il settaggio dei suoni raggiunge la soglia della perfezione.
L'intro della successiva Surrounded mi spiazza e non riesco a ritrovar le stupende atmosfere del vecchio(e da me compianto)Kevin Moore...il "giro"di pianoforte è un pò stravolto e come già successo in passato storco un pò il muso.
Non importa perchè la canzone si apre e l'ingresso di john Petrucci mi lacera il cuore...sono nuovamente commosso e urlo al cielo la mia gratitudine per la ventesima volta(ho cominciato con loro nel lontao 93).
Naturalemente le acque dell'idroscalo si incendiano all'intro di Metropolis pt.1................
è perfetta l'esecuzione e davanti a me 4 ragazzini con la maglietta dei Guns and Roses saltan come dei pazzi.
Il bello di questi festival(almeno per me)è veder questa moltitudine di piccoli alfieri del proprio gruppo o cantante partecipare(non sempre dai)ai set degli altri...insomma una forma di comunione dei bene :-)
Metropolis unisce tutti e Under a glass moon(che da un pochetto non sentivo)ci portan dritti alla meravigliosa Wait for Sleep...qui il Moore che è in me rinasce e le atmosfere cupe e profonde riescono ad emozionarmi enormemente.
La galoppata di Learning to Live non ci da tregua e ancora una volta James LaBrie mi stupisce perchè la sua voce è sempre fantastica!
La prima parte si chiude nell'entusiasmo generale..
attendiamo almeno l'esecuzione del nuovo singolo o qualche cover che solitamente i 5 ci propinano.
Niente,è solo Dream Theter d'annata e gli echi della superba Home ci chiamano all'ennesima adunata.
Il "sitar "di Petrucci gira a mille e Portnoy esplode come una suprnova.
Purtroppo dopo solo 1 ora e 25 minuti è tempo di salutarci e darci appuntamento ad ottobre col nuovo disco..ne vorremmo ancora per ore ma la serata deve lasciar spazio alla storia del Metal.
Rispettosi i Dream Theater concedono ai "vecchi"Black Sabbath in formazione ibrida di accomodarsi sul palco...
io avrei voluto che i veri Headliner fossero stati loro e come me la pensano 10/15 mila Dreamers che mesti se ne vanno dall'arena.
Voto: 8,5
La serata volge verso la fine e alle 21,30 si accendon i fuochi fatui di una scenografia minimale raffigurante la copertina di un vecchio album dei Sabbath"Heaven and Hell"che dà il nome al progetto post Ozzy Osbourne.
La formazione ai tempi( 1980)era formata per 3 quarti dai componenti dei Black Sabbath,Tony Iommi,Geezer Butler,Bill Ward e alla voce il piccolo Ronnie James Dio.
Sul palco del Gods salgono Dio(vode),Iommi(Chitarra),Butler(Basso)e al posto di Bill Ward(fisicamente provato)sale uno degli storici batteristi della scena metal anni 80/90,Vinnie Appice.
Dio purtroppo "non è in voce"e mi delude da subito..il suono di Tony Iommi che tanto attendevo mi lascia molto perplesso così come il drumming di Appice che sembra essersi fermato a 20 anni fa.
Sono troppo duro(forse)con loro perchè l'anima dei Sabbath non andrebbe infangata ma più volte(e non solo io)squoto la testa e mi allontano.
La serata va scemando sulle note di brani tratti dallo stesso Heaven and hell e dall'altro disco che ha visto la collaborazione di Dio "Dehumanizer".
Nell'insieme il mio voto è un 6 (per la gloria).
Ora mi/ci aspetta la seconda parte e allora sarn ancora fiamme e stelle.
Ad astra...
giovedì 31 maggio 2007
Due grandi band per una grande canzone
Dream Theater and Queensryche in "Confortably Numb"(Pink Floyd)
mercoledì 30 maggio 2007
qualche consiglio per gli acquisti...
son passato col mio carrello a quattro zampe dalle lunghe orecchie lungo l'infinito supermarket del download e come mi capita di fare anche questa settimana ho selezionato qui e la come un giulivo ape maio una decina di dischi...
di questi ne ho selezionato 5 e voglio parlarvene e magari consigliarvi l'azzardo di un acquisto...
comincio con gli "Wilco"
Skye blue skye
un disco equilibrato e pacato,melodie mirate e profonde ci accompagnano in un viaggio ricco di spunti di riflessioni.
Avevo apprezzato molto il precedente Ghost is born seguito poi dalla dimensione LIve che mi fu data grazia di poter veder,ma continuo a dar il mio appoggio a questo gruppo onestissimo...12 belle canzoni
mio personale giudizio: 7
qui potete ascoltarne un anteprima: www.wilcoworld.com
poi una afosa domenica pomeriggio mi verso un bicchiere di birra fresca e faccio accomodare nel mio lettore la nuova fatica del giovane Kenny Wayne Sheperd
"10 days out"
L'idea concepita è semplice e straordinaria: Kenny Wayne mette a punto un viaggio di dieci giorni attraverso le strade "blue" del Sud con una troupe attrezzata a registrare e riprendere tutto quello che può accadere di interessante, e naturalmente l'interessante è incontrare i vecchi bluesmen di quelle parti ancora in circolazione, e suonare con loro nelle case, nei cortili o dove capita. Assieme a Shepherd viaggia come house band nientemeno che la Double Trouble, vale a dire Tommy Shannon (basso) e Chris Layton (batteria), i ragazzi orfani di Stevie Ray Vaughan che gli garantiscono una ritmica eccellente, e il produttore Jerry Harrison.
Questa sorta di strada del blues, percorsa rigorosamente in pullman, è stata tracciata risalendo la foce del Mississippi fino a Shreveport per poi puntare verso l'Alabama, attraversare Nord e Sud Carolina e ritornare infine a ovest verso Salina, Kansas. L'intero viaggio è stato ripreso in un documentario che si può trovare nella stessa confezione del cd.
I bluesmen incontrati e i relativi duetti hanno permesso la nascita di questo lavoro, in gran parte acustico e assolutamente privo di effetti successivi aggiunti in studio...
che dire..ascoltatelo assolutamente!
mio giudizio: 8 1/2
Mars Volta
Tornato a casa dalle fatiche di ercole,
ieri notte mi andava di riascoltare "De-Loused In the comatorioum"dei Mars Volta.
Non c'è che da ascoltarli per riuscir ad inquadrarli...
Ancora oggi mi fan saltar sul letto come un panda elettrico e devo proprio dire che mi piacerebbe moltissimo veder un loro concerto.
Forse il termine appropriato per definirli è: Liberi!
Se solo riuscissero a farsi capire e se solo riuscissero a promuoversi un pò meglio credo che sarebbero argomento di discussione di molti.
eccoli....
ieri notte mi andava di riascoltare "De-Loused In the comatorioum"dei Mars Volta.
Non c'è che da ascoltarli per riuscir ad inquadrarli...
Ancora oggi mi fan saltar sul letto come un panda elettrico e devo proprio dire che mi piacerebbe moltissimo veder un loro concerto.
Forse il termine appropriato per definirli è: Liberi!
Se solo riuscissero a farsi capire e se solo riuscissero a promuoversi un pò meglio credo che sarebbero argomento di discussione di molti.
eccoli....
lunedì 28 maggio 2007
..sfreccia corre va a manetta :)
Vista la giornata freddina e bagnata vediam di trovar un sorriso per portar a termine questa giornata che definir epocale è dir poco...
Sveglia ora 5,15
Colazione al bar alle 5,35
Apertura dei battenti alle 5,45
Ore 8,30 banca
ore 9,00 posta
ore 9,15 si lavora
ore 13,00 da Decathlon
ore 14,00 si lavora
ore 19,30 chiudere baracca
ore 20,00 festa della Società
ore 24,00 se tutto va bene sono spalmato sul letto...:-/
per oggi può bastare...
Sveglia ora 5,15
Colazione al bar alle 5,35
Apertura dei battenti alle 5,45
Ore 8,30 banca
ore 9,00 posta
ore 9,15 si lavora
ore 13,00 da Decathlon
ore 14,00 si lavora
ore 19,30 chiudere baracca
ore 20,00 festa della Società
ore 24,00 se tutto va bene sono spalmato sul letto...:-/
per oggi può bastare...
sabato 26 maggio 2007
spirito libero..
mi chiedevo quanto coraggio ci vuole per dire in faccia a certa gente la nuda verità...Ricca spesso ci prova
giovedì 24 maggio 2007
avventure di un plantigrado dal dentista...

tutto pronto..
la bicicletta scalpita nel cortile.
Prendo la tracolla,la camicia pulita e tanto coraggio e dopo aver baciato in fronte il cane e salutato col fazzoletto la madre me ne esco e mi avvio verso l'ignoto...il DENTISTA!
pedalo sobrio e fiero fin all'ingresso del nero cancello...................in lontanaza odo sinistri cigolii e proietto la mente al film"Non aprite quella porta".Tutto mi riconduce a quell'atmosfera..la calura..il silenzio intorno..il vento caldo e da un momento all'altro mi attendo che il Latherface esca armato di una motosega(trapano)e mi insegua per la via con un grembiule fatto di pelle umana e cucito alla bene meglio...
In effetti il nero cancello mi fa entrare e davanti a me si parano 2 figuri a torso nudo che al momento mi fan sobbalzare..uno ha un secchio di malta e l'altro (rigorosamente con cappellino di carta)con mazzuolo...riconosco in loro i troll che da attenti guardiani oscurano la via per Mordor...
li passo scartando sulla sinistra e accedo alle stanze del palazzo come un novello Prince of Persia che si arrampica sui pinnacolo..
silenti e accigliati 4 pazienti attendon il loro turno;mi avvicino al banchetto dove il minuto scriba sta scartoffiando e bofonchiando bestemmie in malese contro un imprecisato disturbatore dall'altra parte del telefono.
Avverto la pesantezza del clima e avverto tonanti colpi di mazza e sega circolare fuori dall'uscio....mi rassereno capendo che sono i troll/muratori che imbastiscono fodere legnose su un muro..
dopo aver avuto disposizioni dallo scriba mi siedo in attesa che le porte degli inferi si schiudano.
Fa capolino l'assistente del cerbero che mi scruta e mi abbozza un ghigno...è caruccia ma con quella maschera da minatore non mi da adito a lùbrichi pensieri.
Dopo 45 minuti di attesa e dopo aver letto un minaccioso cartello che dice più o meno così"...qui non siamo al mercato del pesce quindi non rompete i coglioni se dovete aspettar più del dovuto."
vengo fatto accomodare nel doungeon...
ed è la volta del sàtrapo...del boia..il principe degli inferi si para dinnanzi a me scudisciando un sorriso a 44 denti...
urla al vento il mio nome(ebbene si..eravam compagnucci di classe alle scuole elementari ndr)e mi accoglie come una divinità olimpica.
Annuncio subito che son un pessimo cliente viste le mie poche e malandate frequentazioni di tali ambienti..
dopo un attento studio alle mie fauci plantigradiformi mi espone una teoria sullo stato delle stesse.
Dunque...mi elenca una serie di magagne ad ampio spettro rassicurandomi sul da farsi...
intanto scruto gli archibugi e le spingarde disposti nello studio...chiedo se la sedia ha le ruote e motore..lui mi guarda..guarda l'assistente e poi mi chiede se il dolore è così forte da farmi sragionare.
Anch'io lo rassicuro...sono così di natura...
Vengo siringato per bene e di li a poco parte della mia bocca mi abbandona.
Mistiche immagini si proiettano nella mia mente e l'arcangelo gabriello mi sovviene tenendomi la mano...mi annuncia la prossima maternità..
è bellissimo.
L'assistente mi spara in bocca un tubo spaziale aspiratore che lì per lì non capisco a cosa serva ma appena il demonio comincia a ravanare sul mio premolare con un trapano spettacolare capisco a cosa serva.
"Mi raccomandooo..se senti dolore alza la mano sinistra!"
questo simpatico giocherellone di dentista è stato mio compagniuccio durante il mio biennio sabbatico atalantino.
Insieme a lui e foca eravam inseparabili amiconi nel folto e perbenista gruppo delle brigate nerazzurre...indi per cui lui sa bene della mia fede calcistica e mentre ravana a fondo mi pone quesiti calcistici sulla mia juventus...è chiaro che la mano sinistra più volte si leva ma non per il dolore ma per alzare il dito medio all'aguzzino.
Dopo una buona mezzora di annaspamenti il mio ganascione viene allargato per bene(lo so a cosa state pensando maiali :-)e in attesa di nuovi eventi che si succederanno per 10 giovedì consecutivi,vengo licenziato con una buona pastella medica nel buco e tanta felicità (se... ;-)
il passaggio dallo scriba mi pone difronte al male peggiore e cioè l'esborso della pecunia.
rimango piacevolmente stupefatto e abbozzo...diventa il male minore...tiro un lungo sospiro di sollievo e mi avvio quatto quatto verso casa.
L'orizzonte mi par più limpido e odo gli augelli fare festa.
La via è aperta,l'anello sta per abbandonarmi ma la discesa verso la contea è ancora irta e costellata di pericoli..
in fede
il vs Bubi...anno domini 2007
2a puntata.
Il cielo è plumbeo e una brezza novembrina soffia birbona mentre scardino dal suo giaciglio la mia cerva d'acciaio...
fiero monto in sella e come un novello cow boy mi infilo sull'irto sentiero che mi conduce per l 'ennesima volta al nero cancello...
lego alla staccionata il ferreo ciclo e mi accingo a suonar al sinistro pertugio.
Stupore mi coglie..un torpore palpabile avvolge l'antro della bestia.
Timoroso schiudo l'uscio e una luce fioca mi illumina gli occhi cisposi lemuriformi.
Scruto la stanzetta e nessuno dei presenti grugnisce un saluto...con un cenno del capo faccio capir al piccolo scriba seduto dietro una lignea scrivania che il figliol prodigo è pronto per il sacrificio..
lo scriba strofina delle ungulate zampette sotto il tavolaccio e mentre mi asciugo la fronte con un panno di daino mi par d'udire pure un digrignar di denti.
Solo pochi minuti separano la mia venuta dalla discesa negli inferi...
l'assistente bruno crinita mi fa accomodare sulla sedia e poi se ne va lasciando dietro di se paura,sgomento,raccapriccio...
Mi assopisco ma presto vengo svegliato dall'arrivo del sàtrapo dottore assetato di polpa di panda.
Mi imbelletta con un grazioso bavagliotto e da fuoco all polveri..
è un ora di mistiche apparizioni...di sensazioni inenarrabili.
Appaiono in sequenza oscuri oggetti dagli aspetti più variegati che si insinuano a turno in ogni mio pertugio(gh... )
strane sonde colorate detti "misuratori"mi vengon infilate nei "canali"...scoprirò in seguito essere dei transistor di una vecchia radio smontata e riutilizzata dallo scriba per l'ausculto di Radio Londra.
Dopo avermi smaneggiato con mani sapienti,il pazuzu,si munisce di un grosso cannone ai raggi X e dopo avermi infilato nelle fauci mezzo metro di lastre radiografiche mi cannoneggia radiazioni...
sento le zanne allungarsi e prossima è la mutazione.
Come Pinhead in Hellraiser il maniscalco mi osserva sfregandosi le mani e soddisfatto del suo operato mi congeda nuovamente dandomi appuntamento al picco di Krom dove troverò una corona aurea tutta per me...
oscuri presagi si addensan sopra di me all'uscita del nero cancello..
il fido scudiero d'acciaio mi attende e leggiadro sfreccia verso la via della contea....
Mese di Maggio,giorno 31...nell'anno del Signore 2007.
...
mercoledì 23 maggio 2007
Le zucche stan tornando
..stamane l'amico misterioso Dylan Thomas mi ha passato il nuovo singolo dei rinati Smashing Pumpkins.
Mi fa piacere siano tornati..li ricordo con molto piacere(perlomeno nel primo quinquennio di esistenza).
Un disco che spesso rispolvero è "Siamese Dreams" e questa bellissima "Disarm" proviene da lì.
Tonight Tonight invece è una delle mie preferite dall'album "Mellon collie and the infinite sadness"
Mi fa piacere siano tornati..li ricordo con molto piacere(perlomeno nel primo quinquennio di esistenza).
Un disco che spesso rispolvero è "Siamese Dreams" e questa bellissima "Disarm" proviene da lì.
Tonight Tonight invece è una delle mie preferite dall'album "Mellon collie and the infinite sadness"
domenica 20 maggio 2007
E' nei ritagli ormai del tempo
che penso a quando tu eri qui
era difficile ricordo bene
ma era fantastico provarci insieme.
Ed ora che non mi consolo
guardando una fotografia
mi rendo conto che il tempo vola
e che la vita poi è una sola.
E mi ricordo chi voleva al potere la fantasia...
erano giorni di grandi sogni...sai
erano vere anche le utopie eh.
Ma non ricordo se chi c'era
aveva queste facce qui
non mi dire che è proprio così
non mi dire che on quelli lì.
Ed ora che del mio domani
non ho più la nostalgia
ci vuole sempre qualche cosa da bere
ci vuole sempre vicino un bicchiere!
Ed ora che oramai non tremo
nemmeno per amore...si!
Ci vuole quello che io non ho
ci vuole "pelo" sullo stomaco!
Però ricordo chi voleva
un mondo meglio di così!
Si proprio tu che ci fai delle storie (ma dai)
Cosa vuoi tu più di così eh
e cosa conta chi perdeva
le regole sono così
è la vita! Ed è ora che cresci!
devi prenderla così...
si ! ! !
Stupendo!
Mi viene il vomito!
è più forte di me
non lo so
se sto qui
o se ritorno
se ritorno
se ritorno tra poco, tra poco....tra poco
che penso a quando tu eri qui
era difficile ricordo bene
ma era fantastico provarci insieme.
Ed ora che non mi consolo
guardando una fotografia
mi rendo conto che il tempo vola
e che la vita poi è una sola.
E mi ricordo chi voleva al potere la fantasia...
erano giorni di grandi sogni...sai
erano vere anche le utopie eh.
Ma non ricordo se chi c'era
aveva queste facce qui
non mi dire che è proprio così
non mi dire che on quelli lì.
Ed ora che del mio domani
non ho più la nostalgia
ci vuole sempre qualche cosa da bere
ci vuole sempre vicino un bicchiere!
Ed ora che oramai non tremo
nemmeno per amore...si!
Ci vuole quello che io non ho
ci vuole "pelo" sullo stomaco!
Però ricordo chi voleva
un mondo meglio di così!
Si proprio tu che ci fai delle storie (ma dai)
Cosa vuoi tu più di così eh
e cosa conta chi perdeva
le regole sono così
è la vita! Ed è ora che cresci!
devi prenderla così...
si ! ! !
Stupendo!
Mi viene il vomito!
è più forte di me
non lo so
se sto qui
o se ritorno
se ritorno
se ritorno tra poco, tra poco....tra poco
sabato 19 maggio 2007
El Becko
ovvero...Jeff Beck.
Quando penso all'originalità e ad una signora Stratocaster penso a lui.
Penso a Jeff Beck,eccentrico e schivo(perlomeno nell'ultimo ventennio)chitarrista inglese nato musicalmente insieme al buon vecchio Jimi Page(Yearbirds)ed Eric Clapton del quale prese il posto nel lontano 66 quando Slowhand decise di andar ad accasarsi da l suo amico John Mayall and the bluesbreackers.
Lo vidi per la prima volta una serata di luglio,era il 1998,in quel di Sarnico(Bg)in un elegante parco di una altrettanto elegante Villa settecentesca (Faccanoni).
Non mi pareva vero di poter assister a tale evento in primis fuori da casa mia e poi addirittura seduto in prima fila.
La serata era stata aperta dai "fiati"e blues/gospel dei "Tower of power"gruppo che aveva collaborato agli arrangiamenti di Jaco(Michael Jackson)e dei mitici Earth wind and fire.
Poi le luci si riaccesero e sul palco salì lei....si LEI..Jennifer Batten..
La chitarra solista dei tour mondiali di Michael Jackson che sotto celate spoglie si esibiva davanti a milioni di persone(aveva dei mascheroni tribali sul viso e il pubblico faticava a capir chi fosse quest'ascia mannara misteriosa).
Con timidezza da fuoco al multieffetto e da il la ad un grande concerto del mitico Jeff.
La sua strato è quella che mi son sognato pure la notte.
L'amico Alberto chitarrista navigato mi aiuta a scoprirne le curiosità stilistiche e tutti e due ce la spassiamo alla grande anche quando prima di accedere al palco passiamo davanti al banchetto del merchandising e vediamo che son in vendita i "plettri"Jeff Beck(ndr. Jeff Beck suona senza plettro da sempre ed è una delle sue prerogative).
Il concerto ci lascia a bocca aperta per tutta la sua durata...il resto del pubblico un pò meno...ma El Becko non è per tutti.
Lo rivedemmo poi qualche anno dopo sul palco di un estate all'Idroscalo di Milano di spalla a Sting.
Noi eravam la solo per lui...di Sting ce n poteva fregar di meno...però i 20mila che aspettavano l'ex Police non la pensavano come noi e El Becko fu pure fischiato con nostra enorme tristezza e costernazione...
Lunga vita Jeff...speriam che tra un motore e l'altro(sua passione eterna)trovi il tempo di regalarmi qualche altra perla.
alzate il volume e fatevi avvolgere..
ed ecco Jennifer Batten
FLIGHT OF THE BUMBLE BEE
Aggiungi al profilo personale | Altri video
Quando penso all'originalità e ad una signora Stratocaster penso a lui.
Penso a Jeff Beck,eccentrico e schivo(perlomeno nell'ultimo ventennio)chitarrista inglese nato musicalmente insieme al buon vecchio Jimi Page(Yearbirds)ed Eric Clapton del quale prese il posto nel lontano 66 quando Slowhand decise di andar ad accasarsi da l suo amico John Mayall and the bluesbreackers.
Lo vidi per la prima volta una serata di luglio,era il 1998,in quel di Sarnico(Bg)in un elegante parco di una altrettanto elegante Villa settecentesca (Faccanoni).
Non mi pareva vero di poter assister a tale evento in primis fuori da casa mia e poi addirittura seduto in prima fila.
La serata era stata aperta dai "fiati"e blues/gospel dei "Tower of power"gruppo che aveva collaborato agli arrangiamenti di Jaco(Michael Jackson)e dei mitici Earth wind and fire.
Poi le luci si riaccesero e sul palco salì lei....si LEI..Jennifer Batten..
La chitarra solista dei tour mondiali di Michael Jackson che sotto celate spoglie si esibiva davanti a milioni di persone(aveva dei mascheroni tribali sul viso e il pubblico faticava a capir chi fosse quest'ascia mannara misteriosa).
Con timidezza da fuoco al multieffetto e da il la ad un grande concerto del mitico Jeff.
La sua strato è quella che mi son sognato pure la notte.
L'amico Alberto chitarrista navigato mi aiuta a scoprirne le curiosità stilistiche e tutti e due ce la spassiamo alla grande anche quando prima di accedere al palco passiamo davanti al banchetto del merchandising e vediamo che son in vendita i "plettri"Jeff Beck(ndr. Jeff Beck suona senza plettro da sempre ed è una delle sue prerogative).
Il concerto ci lascia a bocca aperta per tutta la sua durata...il resto del pubblico un pò meno...ma El Becko non è per tutti.
Lo rivedemmo poi qualche anno dopo sul palco di un estate all'Idroscalo di Milano di spalla a Sting.
Noi eravam la solo per lui...di Sting ce n poteva fregar di meno...però i 20mila che aspettavano l'ex Police non la pensavano come noi e El Becko fu pure fischiato con nostra enorme tristezza e costernazione...
Lunga vita Jeff...speriam che tra un motore e l'altro(sua passione eterna)trovi il tempo di regalarmi qualche altra perla.
alzate il volume e fatevi avvolgere..
ed ecco Jennifer Batten
FLIGHT OF THE BUMBLE BEE
Aggiungi al profilo personale | Altri video
venerdì 18 maggio 2007
al mio amico Marione!

Oggi compie gli anni il mio amico Marione!
Il più lungo rocker che ho conosciuto in vita mia!
Voglio immaginarti che giri per una camera d'albergo con tommy Lee dei Motley Crue sulle spalle oppure che scorrazzi per Milano di notte col mio mito Steve Vai...per poi tutti insieme mettervi ad urlare sotto un palco mentre Gene Simmons e i suoi Kiss attaccano questa Strutter!
Mille di questi giorni!
giovedì 17 maggio 2007
The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars
Ero un ragazzetto delle scuole medie quando curioso e stupito ascoltavo i racconti di un vecchio amico sulla figura di David Bowie il Duca Bianco.
L'avevo sfiorato più volte ascoltando una delle vecchie basf che mio fratello teneva sotto il mobiletto accanto al letto e che il sabato pomeriggio facevo mie inserendole nel mio vecchio mangiacassette Panasonic mentre facevo il bagno felice come se fossi al luna park.
beh il rock l'ho conosciuto dentro la vasca da bagno e questo disco fa parte del mio bagaglio di roseo profumato e paffuto bambino di provincia che uscendo dalla vasca cantava al mondo di extraterrestri e di ragni da Marte...
The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars
1972
All'alba degli anni 70, in Inghilterra, il rock diventa un ballo in maschera. Sotto le sgargianti luci dei neon, impazzano i giovani "dudes": neo-fricchettoni che trasformano i barbosi raduni eco-pacifisti dei loro cugini hippie in uno sfrenato festival del kitsch . Che sia "peace and love", insomma, ma senza più vincoli ideologici o politici di sorta. Trionfano così il disimpegno, il travestitismo e l’ambiguità sessuale, in un profluvio di lustrini e paillettes, piume e rimmel, stivali e tutine spaziali. E' il tempo del "glam-rock" e di una nuova ubriacante Swingin' London. "Rock'n'roll col rossetto", lo definirà John Lennon. In questo carnevale delle vanità, David Bowie centra la maschera perfetta: Ziggy Stardust. Un alieno androgino dalle movenze sgraziate, truccato come una drag queen e munito di parrucca color carota. E' lui "l'uomo che cadde sulla terra", il messia ("a leper messiah") di una rivoluzione rock che dura una stagione sola, il tempo che passa tra la sua ascesa e la sua caduta ("the rise and fall"). E in questa parabola c'è tutta la rappresentazione dell'arte di Bowie: la messa in scena del warholiano "quarto d'ora di celebrità", l’edonismo morboso di Dorian Gray, la parodia del divismo e dei miti effimeri della società dei consumi e, non ultimi, i presagi di un cupo futuro orwelliano.
Ma andiamo per ordine. E' il 1972 e un anno prima David Bowie, già autore di prove tanto promettenti (il gioiello "Space Oddity") quanto discontinue, è riuscito finalmente a mettere a fuoco il suo sound in "Hunky Dory", summa di un nuovo vocabolario rock, al crocevia tra psichedelia malata à-la Velvet Underground, folk d'ascendenza dylaniana e - per l'appunto - glam-rock, sulla scia dei T. Rex di Marc Bolan. Ma per entrare appieno nell'epopea glam, serve un personaggio che colpisca l'immaginario del pubblico. Con un'anima rock e una storia da raccontare: quella di "The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars". Registrato dallo stesso ensemble di "Hunky Dory", la band ribattezzata per l'occasione "The Spiders from Mars" - Mick Ronson (chitarra e pianoforte), Trevor Bolder (basso) e Woody Woodmansey (batteria) - e il produttore Ken Scott, è un concept-album su ascesa e (auto)distruzione di un "plastic rocker", secondo la definizione dello stesso Bowie.
Romantico e voluttuoso, ambiguo e sfrontato, "extraterrestre", e quindi libero dai tabù sessuali che incatenano l’umanità, Ziggy polveredistelle è la quintessenza dello spirito glam. In lui convivono passato e futuro: figlio dell’aura decadente del cabaret mitteleuropeo anteguerra, è proteso nello slancio avvenirista dell’"Arancia Meccanica" di Kubrick (1971), le cui note iniziali apriranno gli show dello Ziggy Stardust Tour. E’ la maschera che incorpora tutti gli stereotipi del rock filtrati attraverso la lente grottesca del glam. Una caricatura del divo, destinato a essere idolatrato dal pubblico e stritolato dallo star-system. I suoi modelli sono i padri nobili del rock (Jim Morrison, Brian Jones, Mick Jagger, Lou Reed, Jimi Hendrix), ma anche personaggi improbabili, come Vince Taylor, il "Presley francese", rocker dei Sixties morto pazzo e suicida che Bowie citerà proprio come diretta ispirazione della sua "creatura", e The Legendary Stardust Cowboy, ovvero Norman Carl Odom, bizzarro bluesman americano che sarà omaggiato perfino con una cover ("I Took A Trip On A Gemini Spaceship") in "Heathen" (2002). La finzione scenica, però, prevarica presto la realtà e Bowie si incarna nel suo alter ego fino a immolarlo sul palco, donandogli l'immortalità. Già, perché è sulla dicotomia "effimero-eterno" che si gioca tutta l'opera. E il fatto che alla fine abbia prevalso il secondo (il disco è tuttora considerato un classico) è la dimostrazione che nel dandy londinese marketing e arte sono un binomio vincente e inscindibile.
Musicalmente, l'album è una raccolta di ballate romantiche e di rock'n'roll elettrificati e tiratissimi, al limite del punk. Musica da suonare a tutto volume, come raccomanda il retro della copertina. Nelle undici tracce viene sfoderato tutto l'armamentario glam: dalle voci sguaiate ed effeminate alle chitarre affilate, dagli arrangiamenti pomposi d’archi alle melodie struggenti. Ma in tanto melodramma Bowie non si prende mai sul serio: le sue canzoni sono uno sberleffo alla morale bacchettona, un saggio di trasgressione ironica e, spesso, di puro nonsense. Per aumentare il clamore, poi, confesserà al britannico Melody Maker: "Sono gay e lo sono sempre stato". Vero o falso, non importa: lo scandalo è creato, perché "fame, what you need you have to borrow" ("fama, quello di cui hai bisogno devi prenderlo in prestito"), come teorizzerà in "Fame" (1975).
La saga di Ziggy inizia con una profezia apocalittica. La Terra è sull'orlo del collasso, restano cinque anni prima della catastrofe: "We had five years left to cry in". E' la batteria di Woodmansey a dettare le cadenze di "Five Years", che parte come una ballata languida e si impenna in un magnifico crescendo, fino a esplodere nell'urlo isterico di Bowie. Cullato dalla rapsodia swing di "Soul Love", l'ascoltatore viene poi proiettato in un sogno a occhi aperti: "Moonage Daydream", l'Era lunare è arrivata e con essa il suo messia: "I'm an alligator, I'm a mama-papa coming for you/ I'm the space invader, I'll be a rock 'n' rolling bitch for you". Ziggy è un redentore, dunque, ma anche "una puttana", il simbolo del meretricio del music-business. Esaltata dallo stridulo falsetto di Bowie, dalle distorsioni da capogiro della Gibson Les Paul di Ronson e da un assolo di sax al fulmicotone, è una cavalcata elettrica folgorante e l'apoteosi definitiva del glam-rock. Ziggy è l'uomo delle stelle, invocato nella ballata spaziale di "Starman", una delle melodie più leggendarie di Bowie, nonché (forse) uno spunto per la trama del film di fantascienza "Incontri ravvicinati del terzo tipo" di cinque anni dopo. Il celeberrimo ritornello ("There's a starman waiting in the sky/ He'd like to come and meet us/ But he thinks he'd blow our minds") è un capolavoro, degno di stare al fianco dei classici dei Beatles. Perché come i quattro di Liverpool, Bowie possiede la rara dote di saper costruire da poche sillabe ciò che gli americani chiamano "hooks", gli ami da pesca, capaci di catturare per sempre l’ascoltatore.
Il melodismo bowiano trionfa nella svenevole "Lady Stardust", con le chitarre sature e le struggenti figure di piano di Ronson ad assecondare il canto da crooner del nostro. E' un omaggio a Marc Bolan (nel demo originario si intitolava proprio "A Song For Marc"), ma le "Femme fatales emerged from shadows" riportano direttamente al Lou Reed di "Velvet Underground & Nico". Porta invece la firma di Ron Davies l’unica cover del disco, "It Ain't Easy", sorta di space-country con un ritornello quasi gospel. A spezzare questo clima trasognato da musical anni Trenta provvedono un paio di scorribande proto-punk lanciate a velocità forsennata dai Ragni Marziani: "Hang On To Yourself", che per ammissione degli stessi Sex Pistols ispirerà "God Save The Queen", e "Suffragette City", inno alle prostitute con tanto di esclamazione post-orgasmica ("Ohhh, wham bam thank you ma'am!"), che farà da colonna sonora alle pantomime sessuali di Bowie e Ronson sul palco dello Ziggy Stardust Tour.
Divenuto ormai "Star", Ziggy può finalmente esser celebrato dal riff immortale della title track: la chitarra gracchiante di Ronson sottolinea la storia della stella che "strabuzzava gli occhi e agitava la chioma come alcuni gatti giapponesi", ma che è finita in pasto a un'orda di fan-carnefici: "Facendo l'amore col suo ego Ziggy fu risucchiato nella sua mente/ come un messia lebbroso/ Quando i ragazzi l'hanno ucciso, ho dovuto sciogliere il gruppo". Bowie si traveste da cantastorie appassionato, ma in realtà è dietro le quinte, a muovere i fili della sua creatura con aristocratico sarcasmo. Proprio come farà un anno dopo, quando, teschio di Amleto in mano, sceneggerà le gesta del suo "Cracked Actor" hollywoodiano in "Aladdin Sane". La conclusione naturale del disco non può che essere un "suicidio del rock and roll", consumato nel più teatrale dei modi, con una sigaretta in bocca ("Time takes a cigarette, puts it in your mouth") e implorando un ultimo gesto d'affetto ("Gimme your hands, cause you're wonderful"), che Ziggy mimerà negli show dal vivo andando incontro al pubblico. Gli Spiders From Mars allestiscono un altro terrificante crescendo, sfondo ideale per il canto allucinato e nevrastenico di Bowie. Sceneggiata da cabaret brechtiano, "Rock And Roll Suicide" è il commiato del disco e il brano con cui, il 4 luglio 1973, nel corso di un concerto all'Hammersmith Odeon di Londra, Bowie annuncerà la morte di Ziggy, tra le lacrime dei fan. I "dudes" resteranno a galla ancora per un po' (a loro Bowie dedicherà anche l'inno generazionale "All The Young Dudes", affidato ai Mott The Hoople), lo stesso Bowie si rifarà il trucco per un altro paio di dischi in quello stile (ottimo soprattutto "Aladdin Sane"), ma l'epopea glam si dissolverà rapidamente nella polvere di stelle del suo eroe.
Un paio di curiosità da segnalare: la copertina del disco ritrae Bowie con acconciatura stile Greta Garbo in una piovosa Heddon Street, a pochi metri da Regent Street, nel cuore di Londra; nella versione rimasterizzata su cd sono stati inclusi cinque bonus: "John I'm Only Dancing" e "Velvet Goldmine" (due eccellenti B side di 45 giri), l'inedita "Sweet Head" e i due demo di "Ziggy Stardust" e "Lady Stardust".
Irrimediabilmente datato, ma al tempo stesso foriero di tanto rock a venire, il melò di Ziggy Stardust abbatte gli sterili confini tra cultura "alta" e "bassa". Perché Bowie - come ha detto lui stesso - "è insieme Nijinsky e Woolworth". Chiunque negli anni abbia affrontato il rapporto tra performer e pubblico ha dovuto fare i conti con questo alieno in calzamaglia. "Era una creatura nata per essere idolatrata dai fan — rivelerà Bowie - la utilizzai servendomi dei semplici canoni del rock'n'roll". Un prodotto di marketing, insomma, ma studiato fin nei minimi dettagli. Come un'opera d'arte.
Per dirla con le parole di Bowie, "pensavamo d'essere esploratori d'avanguardia, rappresentanti d'una forma embrionica di post-modernismo". Un'arte "totale", in cui la musica si sposa con il teatro, il music-hall, il mimo, il cinema, il fumetto, le arti visive, ma senza mai perdere di vista l'obiettivo finale: la celebrità. "Diventerò famoso" aveva giurato lo stesso Bowie prima della pubblicazione di "Ziggy Stardust". Chi lo definisce "un disco commerciale", dunque, non si sbaglia. Si sbaglia solo quando pensa che arte e commercio non siano compatibili. Un abbaglio che diventa colossale quando si pronuncia il nome di David Bowie.
L'avevo sfiorato più volte ascoltando una delle vecchie basf che mio fratello teneva sotto il mobiletto accanto al letto e che il sabato pomeriggio facevo mie inserendole nel mio vecchio mangiacassette Panasonic mentre facevo il bagno felice come se fossi al luna park.
beh il rock l'ho conosciuto dentro la vasca da bagno e questo disco fa parte del mio bagaglio di roseo profumato e paffuto bambino di provincia che uscendo dalla vasca cantava al mondo di extraterrestri e di ragni da Marte...
The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars
1972
All'alba degli anni 70, in Inghilterra, il rock diventa un ballo in maschera. Sotto le sgargianti luci dei neon, impazzano i giovani "dudes": neo-fricchettoni che trasformano i barbosi raduni eco-pacifisti dei loro cugini hippie in uno sfrenato festival del kitsch . Che sia "peace and love", insomma, ma senza più vincoli ideologici o politici di sorta. Trionfano così il disimpegno, il travestitismo e l’ambiguità sessuale, in un profluvio di lustrini e paillettes, piume e rimmel, stivali e tutine spaziali. E' il tempo del "glam-rock" e di una nuova ubriacante Swingin' London. "Rock'n'roll col rossetto", lo definirà John Lennon. In questo carnevale delle vanità, David Bowie centra la maschera perfetta: Ziggy Stardust. Un alieno androgino dalle movenze sgraziate, truccato come una drag queen e munito di parrucca color carota. E' lui "l'uomo che cadde sulla terra", il messia ("a leper messiah") di una rivoluzione rock che dura una stagione sola, il tempo che passa tra la sua ascesa e la sua caduta ("the rise and fall"). E in questa parabola c'è tutta la rappresentazione dell'arte di Bowie: la messa in scena del warholiano "quarto d'ora di celebrità", l’edonismo morboso di Dorian Gray, la parodia del divismo e dei miti effimeri della società dei consumi e, non ultimi, i presagi di un cupo futuro orwelliano.
Ma andiamo per ordine. E' il 1972 e un anno prima David Bowie, già autore di prove tanto promettenti (il gioiello "Space Oddity") quanto discontinue, è riuscito finalmente a mettere a fuoco il suo sound in "Hunky Dory", summa di un nuovo vocabolario rock, al crocevia tra psichedelia malata à-la Velvet Underground, folk d'ascendenza dylaniana e - per l'appunto - glam-rock, sulla scia dei T. Rex di Marc Bolan. Ma per entrare appieno nell'epopea glam, serve un personaggio che colpisca l'immaginario del pubblico. Con un'anima rock e una storia da raccontare: quella di "The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars". Registrato dallo stesso ensemble di "Hunky Dory", la band ribattezzata per l'occasione "The Spiders from Mars" - Mick Ronson (chitarra e pianoforte), Trevor Bolder (basso) e Woody Woodmansey (batteria) - e il produttore Ken Scott, è un concept-album su ascesa e (auto)distruzione di un "plastic rocker", secondo la definizione dello stesso Bowie.
Romantico e voluttuoso, ambiguo e sfrontato, "extraterrestre", e quindi libero dai tabù sessuali che incatenano l’umanità, Ziggy polveredistelle è la quintessenza dello spirito glam. In lui convivono passato e futuro: figlio dell’aura decadente del cabaret mitteleuropeo anteguerra, è proteso nello slancio avvenirista dell’"Arancia Meccanica" di Kubrick (1971), le cui note iniziali apriranno gli show dello Ziggy Stardust Tour. E’ la maschera che incorpora tutti gli stereotipi del rock filtrati attraverso la lente grottesca del glam. Una caricatura del divo, destinato a essere idolatrato dal pubblico e stritolato dallo star-system. I suoi modelli sono i padri nobili del rock (Jim Morrison, Brian Jones, Mick Jagger, Lou Reed, Jimi Hendrix), ma anche personaggi improbabili, come Vince Taylor, il "Presley francese", rocker dei Sixties morto pazzo e suicida che Bowie citerà proprio come diretta ispirazione della sua "creatura", e The Legendary Stardust Cowboy, ovvero Norman Carl Odom, bizzarro bluesman americano che sarà omaggiato perfino con una cover ("I Took A Trip On A Gemini Spaceship") in "Heathen" (2002). La finzione scenica, però, prevarica presto la realtà e Bowie si incarna nel suo alter ego fino a immolarlo sul palco, donandogli l'immortalità. Già, perché è sulla dicotomia "effimero-eterno" che si gioca tutta l'opera. E il fatto che alla fine abbia prevalso il secondo (il disco è tuttora considerato un classico) è la dimostrazione che nel dandy londinese marketing e arte sono un binomio vincente e inscindibile.
Musicalmente, l'album è una raccolta di ballate romantiche e di rock'n'roll elettrificati e tiratissimi, al limite del punk. Musica da suonare a tutto volume, come raccomanda il retro della copertina. Nelle undici tracce viene sfoderato tutto l'armamentario glam: dalle voci sguaiate ed effeminate alle chitarre affilate, dagli arrangiamenti pomposi d’archi alle melodie struggenti. Ma in tanto melodramma Bowie non si prende mai sul serio: le sue canzoni sono uno sberleffo alla morale bacchettona, un saggio di trasgressione ironica e, spesso, di puro nonsense. Per aumentare il clamore, poi, confesserà al britannico Melody Maker: "Sono gay e lo sono sempre stato". Vero o falso, non importa: lo scandalo è creato, perché "fame, what you need you have to borrow" ("fama, quello di cui hai bisogno devi prenderlo in prestito"), come teorizzerà in "Fame" (1975).
La saga di Ziggy inizia con una profezia apocalittica. La Terra è sull'orlo del collasso, restano cinque anni prima della catastrofe: "We had five years left to cry in". E' la batteria di Woodmansey a dettare le cadenze di "Five Years", che parte come una ballata languida e si impenna in un magnifico crescendo, fino a esplodere nell'urlo isterico di Bowie. Cullato dalla rapsodia swing di "Soul Love", l'ascoltatore viene poi proiettato in un sogno a occhi aperti: "Moonage Daydream", l'Era lunare è arrivata e con essa il suo messia: "I'm an alligator, I'm a mama-papa coming for you/ I'm the space invader, I'll be a rock 'n' rolling bitch for you". Ziggy è un redentore, dunque, ma anche "una puttana", il simbolo del meretricio del music-business. Esaltata dallo stridulo falsetto di Bowie, dalle distorsioni da capogiro della Gibson Les Paul di Ronson e da un assolo di sax al fulmicotone, è una cavalcata elettrica folgorante e l'apoteosi definitiva del glam-rock. Ziggy è l'uomo delle stelle, invocato nella ballata spaziale di "Starman", una delle melodie più leggendarie di Bowie, nonché (forse) uno spunto per la trama del film di fantascienza "Incontri ravvicinati del terzo tipo" di cinque anni dopo. Il celeberrimo ritornello ("There's a starman waiting in the sky/ He'd like to come and meet us/ But he thinks he'd blow our minds") è un capolavoro, degno di stare al fianco dei classici dei Beatles. Perché come i quattro di Liverpool, Bowie possiede la rara dote di saper costruire da poche sillabe ciò che gli americani chiamano "hooks", gli ami da pesca, capaci di catturare per sempre l’ascoltatore.
Il melodismo bowiano trionfa nella svenevole "Lady Stardust", con le chitarre sature e le struggenti figure di piano di Ronson ad assecondare il canto da crooner del nostro. E' un omaggio a Marc Bolan (nel demo originario si intitolava proprio "A Song For Marc"), ma le "Femme fatales emerged from shadows" riportano direttamente al Lou Reed di "Velvet Underground & Nico". Porta invece la firma di Ron Davies l’unica cover del disco, "It Ain't Easy", sorta di space-country con un ritornello quasi gospel. A spezzare questo clima trasognato da musical anni Trenta provvedono un paio di scorribande proto-punk lanciate a velocità forsennata dai Ragni Marziani: "Hang On To Yourself", che per ammissione degli stessi Sex Pistols ispirerà "God Save The Queen", e "Suffragette City", inno alle prostitute con tanto di esclamazione post-orgasmica ("Ohhh, wham bam thank you ma'am!"), che farà da colonna sonora alle pantomime sessuali di Bowie e Ronson sul palco dello Ziggy Stardust Tour.
Divenuto ormai "Star", Ziggy può finalmente esser celebrato dal riff immortale della title track: la chitarra gracchiante di Ronson sottolinea la storia della stella che "strabuzzava gli occhi e agitava la chioma come alcuni gatti giapponesi", ma che è finita in pasto a un'orda di fan-carnefici: "Facendo l'amore col suo ego Ziggy fu risucchiato nella sua mente/ come un messia lebbroso/ Quando i ragazzi l'hanno ucciso, ho dovuto sciogliere il gruppo". Bowie si traveste da cantastorie appassionato, ma in realtà è dietro le quinte, a muovere i fili della sua creatura con aristocratico sarcasmo. Proprio come farà un anno dopo, quando, teschio di Amleto in mano, sceneggerà le gesta del suo "Cracked Actor" hollywoodiano in "Aladdin Sane". La conclusione naturale del disco non può che essere un "suicidio del rock and roll", consumato nel più teatrale dei modi, con una sigaretta in bocca ("Time takes a cigarette, puts it in your mouth") e implorando un ultimo gesto d'affetto ("Gimme your hands, cause you're wonderful"), che Ziggy mimerà negli show dal vivo andando incontro al pubblico. Gli Spiders From Mars allestiscono un altro terrificante crescendo, sfondo ideale per il canto allucinato e nevrastenico di Bowie. Sceneggiata da cabaret brechtiano, "Rock And Roll Suicide" è il commiato del disco e il brano con cui, il 4 luglio 1973, nel corso di un concerto all'Hammersmith Odeon di Londra, Bowie annuncerà la morte di Ziggy, tra le lacrime dei fan. I "dudes" resteranno a galla ancora per un po' (a loro Bowie dedicherà anche l'inno generazionale "All The Young Dudes", affidato ai Mott The Hoople), lo stesso Bowie si rifarà il trucco per un altro paio di dischi in quello stile (ottimo soprattutto "Aladdin Sane"), ma l'epopea glam si dissolverà rapidamente nella polvere di stelle del suo eroe.
Un paio di curiosità da segnalare: la copertina del disco ritrae Bowie con acconciatura stile Greta Garbo in una piovosa Heddon Street, a pochi metri da Regent Street, nel cuore di Londra; nella versione rimasterizzata su cd sono stati inclusi cinque bonus: "John I'm Only Dancing" e "Velvet Goldmine" (due eccellenti B side di 45 giri), l'inedita "Sweet Head" e i due demo di "Ziggy Stardust" e "Lady Stardust".
Irrimediabilmente datato, ma al tempo stesso foriero di tanto rock a venire, il melò di Ziggy Stardust abbatte gli sterili confini tra cultura "alta" e "bassa". Perché Bowie - come ha detto lui stesso - "è insieme Nijinsky e Woolworth". Chiunque negli anni abbia affrontato il rapporto tra performer e pubblico ha dovuto fare i conti con questo alieno in calzamaglia. "Era una creatura nata per essere idolatrata dai fan — rivelerà Bowie - la utilizzai servendomi dei semplici canoni del rock'n'roll". Un prodotto di marketing, insomma, ma studiato fin nei minimi dettagli. Come un'opera d'arte.
Per dirla con le parole di Bowie, "pensavamo d'essere esploratori d'avanguardia, rappresentanti d'una forma embrionica di post-modernismo". Un'arte "totale", in cui la musica si sposa con il teatro, il music-hall, il mimo, il cinema, il fumetto, le arti visive, ma senza mai perdere di vista l'obiettivo finale: la celebrità. "Diventerò famoso" aveva giurato lo stesso Bowie prima della pubblicazione di "Ziggy Stardust". Chi lo definisce "un disco commerciale", dunque, non si sbaglia. Si sbaglia solo quando pensa che arte e commercio non siano compatibili. Un abbaglio che diventa colossale quando si pronuncia il nome di David Bowie.
martedì 15 maggio 2007
Steve Ray Vaughn"Texas Tornado"
Steve Ray Vaughn ovvero il Texas Tornado.
Ovvero quando l'emozione del blues si esprime attraverso l'estro creativo di un enorme creativo delle sei corde.
Purtroppo anche Steve Ray ha dovuto pagare un prezzo troppo caro al Dio del blues e ci ha lasciato da troppi anni.Correva il 1990 quando durante una tappa di trasferimento(sopo un concerto con altri bluesman)l'elicottero sul quale era salito(al suo posto doveva eserci Slow hand Eric Clapton)si schiantò al suolo.
Una vita d'eccessi e vissuta al limite e come spesso è successo ai grandi bluesman il frutto di quanto seminato non è potuto esser raccolto;pochi come lui han "rinnovato"e dato una scossa in un periodo dove il blues faticava a ri-proporsi.
Una sera d'estate durante un esibizione al Montreaux Festival(vado a memoria mi pare fosse il 1985)fu accolto entusiasticamente da David Bowie che lo portò con se in sala d'incisione per registrar il famoso album "Lat's dance".
Ascoltavo e riscoltavo le note di una giovane ragazzo che da qualche anno cerca di ripercorrere le sue orme e mi emozionavo sentendo che seppur la sua scomparsa tragica abbia lasciato poche tracce nel mondo del rock,almeno uno ha seguito la sua lezione.Questo è Kenny Wayne Shepard al quale va tutto il mio rispetto.
Pride and Joy qui sotto e Shotgun Blues..ascoltate quanto l'allievo abbia appreso dal maestro
Ovvero quando l'emozione del blues si esprime attraverso l'estro creativo di un enorme creativo delle sei corde.
Purtroppo anche Steve Ray ha dovuto pagare un prezzo troppo caro al Dio del blues e ci ha lasciato da troppi anni.Correva il 1990 quando durante una tappa di trasferimento(sopo un concerto con altri bluesman)l'elicottero sul quale era salito(al suo posto doveva eserci Slow hand Eric Clapton)si schiantò al suolo.
Una vita d'eccessi e vissuta al limite e come spesso è successo ai grandi bluesman il frutto di quanto seminato non è potuto esser raccolto;pochi come lui han "rinnovato"e dato una scossa in un periodo dove il blues faticava a ri-proporsi.
Una sera d'estate durante un esibizione al Montreaux Festival(vado a memoria mi pare fosse il 1985)fu accolto entusiasticamente da David Bowie che lo portò con se in sala d'incisione per registrar il famoso album "Lat's dance".
Ascoltavo e riscoltavo le note di una giovane ragazzo che da qualche anno cerca di ripercorrere le sue orme e mi emozionavo sentendo che seppur la sua scomparsa tragica abbia lasciato poche tracce nel mondo del rock,almeno uno ha seguito la sua lezione.Questo è Kenny Wayne Shepard al quale va tutto il mio rispetto.
Pride and Joy qui sotto e Shotgun Blues..ascoltate quanto l'allievo abbia appreso dal maestro
domenica 13 maggio 2007
sabato 12 maggio 2007
The day when the music die...
Si chiamava Randy.
Dopo essersi affacciato al rock in giovanissima età coi Quiet Riot venne"reclutato"dal veccio Ozzy Osbourne per accompagnarlo nel suo ambizioso progetto solista.
eh si...Ozzy aveva visto lungo ancora una volta portando alla sua corte il giovane Rhoads che nonostante la sua stella brillò per poco tempo lasciò una traccia indelebile nel firmamento dell'heavy metal di sempre.
La sua tragica morte per un incidente aereo assurdo ha lasciato un vuoto incolmabile.
Ozzy editò dopo qualche tempo uno strepitoso Live Tribute che ancor oggi mi lascia a bocca aperta per la freschezza e le intramontabili esecuzioni di alcuni classici ormai pietre migliari dell'heavy metal.
Un piccolo video per ricordarlo a 25 anni dalla scomparsa
Randy Rhoads Santa Monica(California) 6/12/1956 - Leesburg(Florida)19/03/1982
Dopo essersi affacciato al rock in giovanissima età coi Quiet Riot venne"reclutato"dal veccio Ozzy Osbourne per accompagnarlo nel suo ambizioso progetto solista.
eh si...Ozzy aveva visto lungo ancora una volta portando alla sua corte il giovane Rhoads che nonostante la sua stella brillò per poco tempo lasciò una traccia indelebile nel firmamento dell'heavy metal di sempre.
La sua tragica morte per un incidente aereo assurdo ha lasciato un vuoto incolmabile.
Ozzy editò dopo qualche tempo uno strepitoso Live Tribute che ancor oggi mi lascia a bocca aperta per la freschezza e le intramontabili esecuzioni di alcuni classici ormai pietre migliari dell'heavy metal.
Un piccolo video per ricordarlo a 25 anni dalla scomparsa
Randy Rhoads Santa Monica(California) 6/12/1956 - Leesburg(Florida)19/03/1982

Riparto per l'ennesima volta con un blog sperando di non combinar disastri nel salvataggio dei post e sperando di scrivere meno cazzate ma non lo prometto...
Purtroppo il primo capitolo del mio pseudo/finto romanzo è andato perso durante uno dei miei scellerati esperimenti di cambio corpo del testo...essendo scritto"a getto"ho avuto la bella pensata di cambiar la pagina web e rotornando non l'ho più ritrovato non avendolo salvato...insomma un disastro sono...
Ora son tornato su Blogspot perchè Splinder mi faceva innervosire...Blogspot lo trovo più frendly e immediato.
Ho intenzione di scriver di rock,di me e di quel che passa sotto,sopra e dentro la mia anima.
Se passate di qui lasciate un segno della vostra presenza...magare anche in natura non disdegnerei ;-)
Frank Zappa(RIP) diceva:"una doppia stecca è l'inizio di un arrangiamento..."mai parole furon più appropriate per la mia "ripartenza".
Già che ci sono prima d'andar a vender giornali cito pure il vecchio Zio Ozzy Osbourne che ululando alle platee di mezzo mondo diceva"Let the madness begiiiiiiiiiiiin!"
Stefano
Dream Theater and so' on
in attesa che Systematic Kaos faccia capolino l'1 Giugno rispolvero questa session strumentale al Budokan...
val il disco intero!
Ascoltatela e ditemi se non son bravini questi vecchi amici di ventura?
Spirito fragile
Ieri era una serata come tante e come mi succede quasi sempre prima di addormentarmi indosso un paio di cuffie e mi metto il disco della buonanotte che mi aiuta a scacciar pensieri e avviarmi verso "l'altro mondo"(la notte)in maniera più serena.
Alla sinistra del mio letto ho una parete di dischi e al buio mi piace infilar la mano nel "mucchio" e prender il primo che mi capita e inserirlo nel lettore
Ieri sera la mano ha pescato bene perchè mi ha riproposto uno dei dischi che negli anni novanta mi piaque di più.
Il disco era ed è "Grace"di Jeff Buckley.
Una giovane meteora apparsa nei primi anni 90 sulla scena "rock"americana.
Chi era J.Buckley?
Figlio del compianto Tim Buckley,"genio"e originale musicista prematuramente scomparso per overdose all'età di 28 anni lasciando tracce indelebili nel firmamento rock,Jeff cresce con la madre dalla quale il padre si separa quando il primogenito era ancora piccolo.
Frequenta le scene rock Californiane e tenta(spinto anche dal fatto di esser figlio di cotanto padre)la via del rock con progetti più o meno riusciti finchè dopo una tournè riuscita nel nord america e nell Europa del Nord appare sulle scene musicali il suo primo disco dal titolo"Grace".
Le sue influenze musicali son quelle della scuola cantautorale anglo/americana di grande spessore,Bob Dylan,Leonard Cohen e Van Morrison e Jeff ci tiene a tributar ai suoi Maestri il dovuto.
Grace coglie il popolo rock(in piena ondata grounge)alla sprovvista e la commistione tra melodia sofferta e sonorità folk,blues e la sua sofferta voce in crescendo,entran poco a poco nelle classifiche.
La grazia che Jeff emana attraverso il suo recitare,il suo crescendo drammatico.l'estensione cristallina prende il cuore;i testi scandagliano l'anima nel profondo e canzoni come Ethernal Life o come la struggente e meravigliosa cover della Halleluja di Leonard Cohen,(della quale ricordo una versione altrettanto emozionante la sera dopo i tragici eventi dell'11settembre,a Milano eseguita Elio e le storie tese prima di un loro concerto..)colgono la dramamtica poesia disegnata con maestria dalle note e accordi arrangiati originalmente .Purtroppo all'età di 30 anni una sera di Maggio a Menphis nel Tenessee Jeff scomparì per sempre in circostanze che ancor oggi non son state chiarite.
I testimoni dicon di averlo visto allontanarsi a nuoto nel Mississipi ed esser travolto da un onda causata dal passaggio di un traghetto...dall'autopsia non furon trovate tracce ne di alcool ne di sostanze stupefacenti.
Ci lasciò con un abbozzo di secondo album (se non consideriam un paio di capitoli LIVE)che poi uscì postumo ma raffazzonato e non godibile come Grace.
Chi non lo conosce magari passi a salutarlo ascoltando questo piccolo capolavoro(ho sentito parecchi dire che era sopravvalutato e che il suo successo era dovuto all'onda emotiva lasciata dal padre..io non son tra quelli )
Questo è un piccolo cenno perchè magari qualcuno mosso dalla curiosità magari lo va ad acquistare oppure se lo fa passare dall amico quadrupede grigio crinito dalle lunghe orecchie ;-)
Mi piacerebbe che questo disco toccasse l'anima anche a qualcun altro così come lo fece a me.
Alla sinistra del mio letto ho una parete di dischi e al buio mi piace infilar la mano nel "mucchio" e prender il primo che mi capita e inserirlo nel lettore
Ieri sera la mano ha pescato bene perchè mi ha riproposto uno dei dischi che negli anni novanta mi piaque di più.
Il disco era ed è "Grace"di Jeff Buckley.
Una giovane meteora apparsa nei primi anni 90 sulla scena "rock"americana.
Chi era J.Buckley?
Figlio del compianto Tim Buckley,"genio"e originale musicista prematuramente scomparso per overdose all'età di 28 anni lasciando tracce indelebili nel firmamento rock,Jeff cresce con la madre dalla quale il padre si separa quando il primogenito era ancora piccolo.
Frequenta le scene rock Californiane e tenta(spinto anche dal fatto di esser figlio di cotanto padre)la via del rock con progetti più o meno riusciti finchè dopo una tournè riuscita nel nord america e nell Europa del Nord appare sulle scene musicali il suo primo disco dal titolo"Grace".
Le sue influenze musicali son quelle della scuola cantautorale anglo/americana di grande spessore,Bob Dylan,Leonard Cohen e Van Morrison e Jeff ci tiene a tributar ai suoi Maestri il dovuto.
Grace coglie il popolo rock(in piena ondata grounge)alla sprovvista e la commistione tra melodia sofferta e sonorità folk,blues e la sua sofferta voce in crescendo,entran poco a poco nelle classifiche.
La grazia che Jeff emana attraverso il suo recitare,il suo crescendo drammatico.l'estensione cristallina prende il cuore;i testi scandagliano l'anima nel profondo e canzoni come Ethernal Life o come la struggente e meravigliosa cover della Halleluja di Leonard Cohen,(della quale ricordo una versione altrettanto emozionante la sera dopo i tragici eventi dell'11settembre,a Milano eseguita Elio e le storie tese prima di un loro concerto..)colgono la dramamtica poesia disegnata con maestria dalle note e accordi arrangiati originalmente .Purtroppo all'età di 30 anni una sera di Maggio a Menphis nel Tenessee Jeff scomparì per sempre in circostanze che ancor oggi non son state chiarite.
I testimoni dicon di averlo visto allontanarsi a nuoto nel Mississipi ed esser travolto da un onda causata dal passaggio di un traghetto...dall'autopsia non furon trovate tracce ne di alcool ne di sostanze stupefacenti.
Ci lasciò con un abbozzo di secondo album (se non consideriam un paio di capitoli LIVE)che poi uscì postumo ma raffazzonato e non godibile come Grace.
Chi non lo conosce magari passi a salutarlo ascoltando questo piccolo capolavoro(ho sentito parecchi dire che era sopravvalutato e che il suo successo era dovuto all'onda emotiva lasciata dal padre..io non son tra quelli )
Questo è un piccolo cenno perchè magari qualcuno mosso dalla curiosità magari lo va ad acquistare oppure se lo fa passare dall amico quadrupede grigio crinito dalle lunghe orecchie ;-)
Mi piacerebbe che questo disco toccasse l'anima anche a qualcun altro così come lo fece a me.
Signori e Signore,una grande ascia Paul Gilbert

Ieri sera dopo anni e anni son riuscito finalmente a veder un concerto(solista) di Paul Gilbert.
Ma chi è Paul Gilbert?
Musicalmente appare sulle scene rock heavy negli anni ottanta,anni dove le asce da combattimento come la sua(ascia,axe=chitarra ndr) proliferavano e trovavano terreno fertile in gente come il sottoscritto assetati di tecnica e feeling a 6 corde sull'onda emotiva di quell'Edward Van Halen che aveva sconquassato il mondo chitarristico rock.
Le scene americane lo vedono protagonista dapprima con i Racer X,band che avrà una vita relativamente breve ma intensa sfornando alcuni dischi che fecero incendiare le paltee."Street Lethal" e "Second Heat" e successivamente negli anni '90 "Superheroes", "Technical Difficulties" furono determinanti per dare il la alla carriera del nostro eroe che lo vedranno in seguito dar vita al progetto che definitivamente lo consacrerà nel gota chitarristico mondiale,ovvero i Mr.Big.
Strepitoso gruppo, commistione di tecnica e armonia legati da individualità portentose.La voce cristallina di Eric Martin,il basso stratosferico di Billy Sheehan(che il mondo hard rock aveva imparato a conoscere nella formazione d'assalto di David Lee Roth e Steve Vai ndr)uniti alla sezione ritmica di Pat Torpey possente drummer dalle raffinate soluzioni timbriche.Il singolo "To be with you "li catapulta nelle hit list di tutto il mondo facendo schizzare l'ottimo "Lean into it"ai primi posti delle chart in poche settimane.
I caratteri "decisi"di Martin e Gilbert presto si scontrarono facendo si che i Mr.Big nel lontano 1996 decidessero di avvalersi di un nuovo chitarrista(Richie kotzen...noto trombatore di moglie atrui ndr).L'avventura finì e il nostro Gilbert intraprese la tanto agoniata carriera solista.
Imbracciò la sua Ibanez signature double neck e partì alla volta del pianeta a bordo dell'astronave bizzarra costruita dalle sue armonie e dalla sua funambolica tecnica.
Il Giappone(come per altri guitar heroes)lo accoglie come il messia.
Gilbert capirà subito che il mercato del sol levante è rimasto l'unico che può consentirgli di vender un discreto quantitativo di copie e allora mette le radici nell'arcipelago.
Periodo di dischi solisti di alterna fortuna e in alcuni frangenti la sua giappocentricità lo fà sparir dalle scene europee.
Ogni disco prodotto ha all'interno di esso almeno una perla e ieri sera buona parte di queste è stata sciorinata dall'axeman.
Un combo da power rock lo accompagnava;
The band is:
Me: Lead Guitar, Lead Vocals
Mike Szuter: Lead Bass, Lead Vocals(anche chitarrista d'apoggio ai Racer x nello strepitoso Live "Snowball of doom"che regalai a Mante una sera d'inverno)
Jeff Bowders: Lead Drums
Emi Gilbert: Lead Keyboards, Lead Vocals (moglei del nostro eroe...una giapponesina splendida al comando di un organo Hammond rombante ndr)
Il Fillmore di Cortemaggiore(Piacenza)presentava una discreta cornice di pubblico(500 persone circa)e intorno e nell'aria il pubblico che da ormai 20anni incontro sotto questi palchi.
Giovani ragazzi che han appena abbracciato la 6 corde oppure vecchi balenghi che da anni stan a strimpellare in cantine La Grange degli ZZ top...oppure impiegati stilosi dalle dita affusolate curiosi di vedere se la ibanez di Paulo Gilberto suona come la loro fiammante Ibanez Joe Satriani cromata...
la serata mi avvolge a tratti ma non mi coinvolge più come ai tempi di Eddie Van Halen.
Sono vecchio...me ne faccio una ragione ma non mollo.
Ho indosso la mia storica maglia Los Lobotomys ,combo solista del grande Steve Lukather(leggendario chitarrista dei Toto ndr)e la sfoggio con un diavolo sulla schiena e un teschio dal canino scintillante sulla pancia da birra.
Mi sento osservato da un paio di ragazzetti con la maglia dei 'tallica e io abbozzo un brindisi con la inbevibile birra del Fillmore.
Il completo sgargiante di Paul Gilbert mi fa ridere a crepapelle e sulle note di Green tinted sixty nine dei Mr Big finalmente mi agito.
Szuter è un gran basso!canta da Dio e mi fa strabuzzare gli occhi quando ingaggia assoli lavorando di falangi.
Il treno Gilbert fila spedito per un ora e trenta facendo tremar i muri del Fillmore sotto un riff Hendrixiano di Foxy Lady.
Sul palco salta come una rana un ragazzotto che a tutti i costi si vuol accoppiare con la eterea Emi.
La security lo incarta per bene e lo spedisce a prender aria nella campagna Piacentina.
Interminabili fiumi di note e assoli stratosferisci..non perde una nota!
Mi accorgo quanto un chitarrista di questa mole avrebbe potuto dare se solo avesse scelto di intraprender un altra via...però a lui basta e noi lo rispettiamo.
A rivederci vecchio Paul.
Iscriviti a:
Post (Atom)