giovedì 31 maggio 2007

Due grandi band per una grande canzone

Dream Theater and Queensryche in "Confortably Numb"(Pink Floyd)


mercoledì 30 maggio 2007

qualche consiglio per gli acquisti...


son passato col mio carrello a quattro zampe dalle lunghe orecchie lungo l'infinito supermarket del download e come mi capita di fare anche questa settimana ho selezionato qui e la come un giulivo ape maio una decina di dischi...
di questi ne ho selezionato 5 e voglio parlarvene e magari consigliarvi l'azzardo di un acquisto...

comincio con gli "Wilco"
Skye blue skye
un disco equilibrato e pacato,melodie mirate e profonde ci accompagnano in un viaggio ricco di spunti di riflessioni.
Avevo apprezzato molto il precedente Ghost is born seguito poi dalla dimensione LIve che mi fu data grazia di poter veder,ma continuo a dar il mio appoggio a questo gruppo onestissimo...12 belle canzoni
mio personale giudizio: 7

qui potete ascoltarne un anteprima: www.wilcoworld.com


poi una afosa domenica pomeriggio mi verso un bicchiere di birra fresca e faccio accomodare nel mio lettore la nuova fatica del giovane Kenny Wayne Sheperd
"10 days out"


L'idea concepita è semplice e straordinaria: Kenny Wayne mette a punto un viaggio di dieci giorni attraverso le strade "blue" del Sud con una troupe attrezzata a registrare e riprendere tutto quello che può accadere di interessante, e naturalmente l'interessante è incontrare i vecchi bluesmen di quelle parti ancora in circolazione, e suonare con loro nelle case, nei cortili o dove capita. Assieme a Shepherd viaggia come house band nientemeno che la Double Trouble, vale a dire Tommy Shannon (basso) e Chris Layton (batteria), i ragazzi orfani di Stevie Ray Vaughan che gli garantiscono una ritmica eccellente, e il produttore Jerry Harrison.
Questa sorta di strada del blues, percorsa rigorosamente in pullman, è stata tracciata risalendo la foce del Mississippi fino a Shreveport per poi puntare verso l'Alabama, attraversare Nord e Sud Carolina e ritornare infine a ovest verso Salina, Kansas. L'intero viaggio è stato ripreso in un documentario che si può trovare nella stessa confezione del cd.
I bluesmen incontrati e i relativi duetti hanno permesso la nascita di questo lavoro, in gran parte acustico e assolutamente privo di effetti successivi aggiunti in studio...
che dire..ascoltatelo assolutamente!
mio giudizio: 8 1/2

Mars Volta

Tornato a casa dalle fatiche di ercole,
ieri notte mi andava di riascoltare "De-Loused In the comatorioum"dei Mars Volta.
Non c'è che da ascoltarli per riuscir ad inquadrarli...
Ancora oggi mi fan saltar sul letto come un panda elettrico e devo proprio dire che mi piacerebbe moltissimo veder un loro concerto.
Forse il termine appropriato per definirli è: Liberi!
Se solo riuscissero a farsi capire e se solo riuscissero a promuoversi un pò meglio credo che sarebbero argomento di discussione di molti.
eccoli....



lunedì 28 maggio 2007

..sfreccia corre va a manetta :)

Vista la giornata freddina e bagnata vediam di trovar un sorriso per portar a termine questa giornata che definir epocale è dir poco...
Sveglia ora 5,15
Colazione al bar alle 5,35
Apertura dei battenti alle 5,45
Ore 8,30 banca
ore 9,00 posta
ore 9,15 si lavora
ore 13,00 da Decathlon
ore 14,00 si lavora
ore 19,30 chiudere baracca
ore 20,00 festa della Società
ore 24,00 se tutto va bene sono spalmato sul letto...:-/

per oggi può bastare...

sabato 26 maggio 2007

spirito libero..

mi chiedevo quanto coraggio ci vuole per dire in faccia a certa gente la nuda verità...Ricca spesso ci prova

Mariottide mi devasta corpo e anima :-)

Mariottide Ep.1

Aggiungi al profilo personale | Altri video

giovedì 24 maggio 2007

Faith ...e no more..

avventure di un plantigrado dal dentista...


tutto pronto..
la bicicletta scalpita nel cortile.
Prendo la tracolla,la camicia pulita e tanto coraggio e dopo aver baciato in fronte il cane e salutato col fazzoletto la madre me ne esco e mi avvio verso l'ignoto...il DENTISTA!
pedalo sobrio e fiero fin all'ingresso del nero cancello...................in lontanaza odo sinistri cigolii e proietto la mente al film"Non aprite quella porta".Tutto mi riconduce a quell'atmosfera..la calura..il silenzio intorno..il vento caldo e da un momento all'altro mi attendo che il Latherface esca armato di una motosega(trapano)e mi insegua per la via con un grembiule fatto di pelle umana e cucito alla bene meglio...
In effetti il nero cancello mi fa entrare e davanti a me si parano 2 figuri a torso nudo che al momento mi fan sobbalzare..uno ha un secchio di malta e l'altro (rigorosamente con cappellino di carta)con mazzuolo...riconosco in loro i troll che da attenti guardiani oscurano la via per Mordor...
li passo scartando sulla sinistra e accedo alle stanze del palazzo come un novello Prince of Persia che si arrampica sui pinnacolo..
silenti e accigliati 4 pazienti attendon il loro turno;mi avvicino al banchetto dove il minuto scriba sta scartoffiando e bofonchiando bestemmie in malese contro un imprecisato disturbatore dall'altra parte del telefono.
Avverto la pesantezza del clima e avverto tonanti colpi di mazza e sega circolare fuori dall'uscio....mi rassereno capendo che sono i troll/muratori che imbastiscono fodere legnose su un muro..
dopo aver avuto disposizioni dallo scriba mi siedo in attesa che le porte degli inferi si schiudano.
Fa capolino l'assistente del cerbero che mi scruta e mi abbozza un ghigno...è caruccia ma con quella maschera da minatore non mi da adito a lùbrichi pensieri.
Dopo 45 minuti di attesa e dopo aver letto un minaccioso cartello che dice più o meno così"...qui non siamo al mercato del pesce quindi non rompete i coglioni se dovete aspettar più del dovuto."
vengo fatto accomodare nel doungeon...
ed è la volta del sàtrapo...del boia..il principe degli inferi si para dinnanzi a me scudisciando un sorriso a 44 denti...
urla al vento il mio nome(ebbene si..eravam compagnucci di classe alle scuole elementari ndr)e mi accoglie come una divinità olimpica.
Annuncio subito che son un pessimo cliente viste le mie poche e malandate frequentazioni di tali ambienti..
dopo un attento studio alle mie fauci plantigradiformi mi espone una teoria sullo stato delle stesse.
Dunque...mi elenca una serie di magagne ad ampio spettro rassicurandomi sul da farsi...
intanto scruto gli archibugi e le spingarde disposti nello studio...chiedo se la sedia ha le ruote e motore..lui mi guarda..guarda l'assistente e poi mi chiede se il dolore è così forte da farmi sragionare.
Anch'io lo rassicuro...sono così di natura...
Vengo siringato per bene e di li a poco parte della mia bocca mi abbandona.
Mistiche immagini si proiettano nella mia mente e l'arcangelo gabriello mi sovviene tenendomi la mano...mi annuncia la prossima maternità..
è bellissimo.
L'assistente mi spara in bocca un tubo spaziale aspiratore che lì per lì non capisco a cosa serva ma appena il demonio comincia a ravanare sul mio premolare con un trapano spettacolare capisco a cosa serva.
"Mi raccomandooo..se senti dolore alza la mano sinistra!"
questo simpatico giocherellone di dentista è stato mio compagniuccio durante il mio biennio sabbatico atalantino.
Insieme a lui e foca eravam inseparabili amiconi nel folto e perbenista gruppo delle brigate nerazzurre...indi per cui lui sa bene della mia fede calcistica e mentre ravana a fondo mi pone quesiti calcistici sulla mia juventus...è chiaro che la mano sinistra più volte si leva ma non per il dolore ma per alzare il dito medio all'aguzzino.
Dopo una buona mezzora di annaspamenti il mio ganascione viene allargato per bene(lo so a cosa state pensando maiali :-)e in attesa di nuovi eventi che si succederanno per 10 giovedì consecutivi,vengo licenziato con una buona pastella medica nel buco e tanta felicità (se... ;-)
il passaggio dallo scriba mi pone difronte al male peggiore e cioè l'esborso della pecunia.
rimango piacevolmente stupefatto e abbozzo...diventa il male minore...tiro un lungo sospiro di sollievo e mi avvio quatto quatto verso casa.
L'orizzonte mi par più limpido e odo gli augelli fare festa.
La via è aperta,l'anello sta per abbandonarmi ma la discesa verso la contea è ancora irta e costellata di pericoli..
in fede
il vs Bubi...anno domini 2007

2a puntata.

Il cielo è plumbeo e una brezza novembrina soffia birbona mentre scardino dal suo giaciglio la mia cerva d'acciaio...
fiero monto in sella e come un novello cow boy mi infilo sull'irto sentiero che mi conduce per l 'ennesima volta al nero cancello...
lego alla staccionata il ferreo ciclo e mi accingo a suonar al sinistro pertugio.
Stupore mi coglie..un torpore palpabile avvolge l'antro della bestia.
Timoroso schiudo l'uscio e una luce fioca mi illumina gli occhi cisposi lemuriformi.
Scruto la stanzetta e nessuno dei presenti grugnisce un saluto...con un cenno del capo faccio capir al piccolo scriba seduto dietro una lignea scrivania che il figliol prodigo è pronto per il sacrificio..
lo scriba strofina delle ungulate zampette sotto il tavolaccio e mentre mi asciugo la fronte con un panno di daino mi par d'udire pure un digrignar di denti.
Solo pochi minuti separano la mia venuta dalla discesa negli inferi...
l'assistente bruno crinita mi fa accomodare sulla sedia e poi se ne va lasciando dietro di se paura,sgomento,raccapriccio...
Mi assopisco ma presto vengo svegliato dall'arrivo del sàtrapo dottore assetato di polpa di panda.
Mi imbelletta con un grazioso bavagliotto e da fuoco all polveri..
è un ora di mistiche apparizioni...di sensazioni inenarrabili.
Appaiono in sequenza oscuri oggetti dagli aspetti più variegati che si insinuano a turno in ogni mio pertugio(gh... )
strane sonde colorate detti "misuratori"mi vengon infilate nei "canali"...scoprirò in seguito essere dei transistor di una vecchia radio smontata e riutilizzata dallo scriba per l'ausculto di Radio Londra.
Dopo avermi smaneggiato con mani sapienti,il pazuzu,si munisce di un grosso cannone ai raggi X e dopo avermi infilato nelle fauci mezzo metro di lastre radiografiche mi cannoneggia radiazioni...
sento le zanne allungarsi e prossima è la mutazione.
Come Pinhead in Hellraiser il maniscalco mi osserva sfregandosi le mani e soddisfatto del suo operato mi congeda nuovamente dandomi appuntamento al picco di Krom dove troverò una corona aurea tutta per me...
oscuri presagi si addensan sopra di me all'uscita del nero cancello..
il fido scudiero d'acciaio mi attende e leggiadro sfreccia verso la via della contea....
Mese di Maggio,giorno 31...nell'anno del Signore 2007.
...

mercoledì 23 maggio 2007

Le zucche stan tornando

..stamane l'amico misterioso Dylan Thomas mi ha passato il nuovo singolo dei rinati Smashing Pumpkins.
Mi fa piacere siano tornati..li ricordo con molto piacere(perlomeno nel primo quinquennio di esistenza).
Un disco che spesso rispolvero è "Siamese Dreams" e questa bellissima "Disarm" proviene da lì.



Tonight Tonight invece è una delle mie preferite dall'album "Mellon collie and the infinite sadness"

domenica 20 maggio 2007

E' nei ritagli ormai del tempo
che penso a quando tu eri qui
era difficile ricordo bene
ma era fantastico provarci insieme.
Ed ora che non mi consolo
guardando una fotografia
mi rendo conto che il tempo vola
e che la vita poi è una sola.
E mi ricordo chi voleva al potere la fantasia...
erano giorni di grandi sogni...sai
erano vere anche le utopie eh.
Ma non ricordo se chi c'era
aveva queste facce qui
non mi dire che è proprio così
non mi dire che on quelli lì.
Ed ora che del mio domani
non ho più la nostalgia
ci vuole sempre qualche cosa da bere
ci vuole sempre vicino un bicchiere!
Ed ora che oramai non tremo
nemmeno per amore...si!
Ci vuole quello che io non ho
ci vuole "pelo" sullo stomaco!
Però ricordo chi voleva
un mondo meglio di così!
Si proprio tu che ci fai delle storie (ma dai)
Cosa vuoi tu più di così eh
e cosa conta chi perdeva
le regole sono così
è la vita! Ed è ora che cresci!
devi prenderla così...

si ! ! !

Stupendo!
Mi viene il vomito!
è più forte di me
non lo so
se sto qui
o se ritorno
se ritorno
se ritorno tra poco, tra poco....tra poco



sabato 19 maggio 2007

Capitano...mio Capitano

a tutti gli INVIDIOSSSSIIIIIIIIIIIIIIII!!

Going Crazy!David Lee Roth e Steve Vai!



El Becko

ovvero...Jeff Beck.
Quando penso all'originalità e ad una signora Stratocaster penso a lui.
Penso a Jeff Beck,eccentrico e schivo(perlomeno nell'ultimo ventennio)chitarrista inglese nato musicalmente insieme al buon vecchio Jimi Page(Yearbirds)ed Eric Clapton del quale prese il posto nel lontano 66 quando Slowhand decise di andar ad accasarsi da l suo amico John Mayall and the bluesbreackers.
Lo vidi per la prima volta una serata di luglio,era il 1998,in quel di Sarnico(Bg)in un elegante parco di una altrettanto elegante Villa settecentesca (Faccanoni).
Non mi pareva vero di poter assister a tale evento in primis fuori da casa mia e poi addirittura seduto in prima fila.
La serata era stata aperta dai "fiati"e blues/gospel dei "Tower of power"gruppo che aveva collaborato agli arrangiamenti di Jaco(Michael Jackson)e dei mitici Earth wind and fire.
Poi le luci si riaccesero e sul palco salì lei....si LEI..Jennifer Batten..
La chitarra solista dei tour mondiali di Michael Jackson che sotto celate spoglie si esibiva davanti a milioni di persone(aveva dei mascheroni tribali sul viso e il pubblico faticava a capir chi fosse quest'ascia mannara misteriosa).
Con timidezza da fuoco al multieffetto e da il la ad un grande concerto del mitico Jeff.
La sua strato è quella che mi son sognato pure la notte.
L'amico Alberto chitarrista navigato mi aiuta a scoprirne le curiosità stilistiche e tutti e due ce la spassiamo alla grande anche quando prima di accedere al palco passiamo davanti al banchetto del merchandising e vediamo che son in vendita i "plettri"Jeff Beck(ndr. Jeff Beck suona senza plettro da sempre ed è una delle sue prerogative).
Il concerto ci lascia a bocca aperta per tutta la sua durata...il resto del pubblico un pò meno...ma El Becko non è per tutti.
Lo rivedemmo poi qualche anno dopo sul palco di un estate all'Idroscalo di Milano di spalla a Sting.
Noi eravam la solo per lui...di Sting ce n poteva fregar di meno...però i 20mila che aspettavano l'ex Police non la pensavano come noi e El Becko fu pure fischiato con nostra enorme tristezza e costernazione...
Lunga vita Jeff...speriam che tra un motore e l'altro(sua passione eterna)trovi il tempo di regalarmi qualche altra perla.
alzate il volume e fatevi avvolgere..




ed ecco Jennifer Batten

FLIGHT OF THE BUMBLE BEE

Aggiungi al profilo personale | Altri video

venerdì 18 maggio 2007

al mio amico Marione!


Oggi compie gli anni il mio amico Marione!
Il più lungo rocker che ho conosciuto in vita mia!
Voglio immaginarti che giri per una camera d'albergo con tommy Lee dei Motley Crue sulle spalle oppure che scorrazzi per Milano di notte col mio mito Steve Vai...per poi tutti insieme mettervi ad urlare sotto un palco mentre Gene Simmons e i suoi Kiss attaccano questa Strutter!
Mille di questi giorni!

giovedì 17 maggio 2007

The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars

Ero un ragazzetto delle scuole medie quando curioso e stupito ascoltavo i racconti di un vecchio amico sulla figura di David Bowie il Duca Bianco.
L'avevo sfiorato più volte ascoltando una delle vecchie basf che mio fratello teneva sotto il mobiletto accanto al letto e che il sabato pomeriggio facevo mie inserendole nel mio vecchio mangiacassette Panasonic mentre facevo il bagno felice come se fossi al luna park.
beh il rock l'ho conosciuto dentro la vasca da bagno e questo disco fa parte del mio bagaglio di roseo profumato e paffuto bambino di provincia che uscendo dalla vasca cantava al mondo di extraterrestri e di ragni da Marte...

The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars
1972

All'alba degli anni 70, in Inghilterra, il rock diventa un ballo in maschera. Sotto le sgargianti luci dei neon, impazzano i giovani "dudes": neo-fricchettoni che trasformano i barbosi raduni eco-pacifisti dei loro cugini hippie in uno sfrenato festival del kitsch . Che sia "peace and love", insomma, ma senza più vincoli ideologici o politici di sorta. Trionfano così il disimpegno, il travestitismo e l’ambiguità sessuale, in un profluvio di lustrini e paillettes, piume e rimmel, stivali e tutine spaziali. E' il tempo del "glam-rock" e di una nuova ubriacante Swingin' London. "Rock'n'roll col rossetto", lo definirà John Lennon. In questo carnevale delle vanità, David Bowie centra la maschera perfetta: Ziggy Stardust. Un alieno androgino dalle movenze sgraziate, truccato come una drag queen e munito di parrucca color carota. E' lui "l'uomo che cadde sulla terra", il messia ("a leper messiah") di una rivoluzione rock che dura una stagione sola, il tempo che passa tra la sua ascesa e la sua caduta ("the rise and fall"). E in questa parabola c'è tutta la rappresentazione dell'arte di Bowie: la messa in scena del warholiano "quarto d'ora di celebrità", l’edonismo morboso di Dorian Gray, la parodia del divismo e dei miti effimeri della società dei consumi e, non ultimi, i presagi di un cupo futuro orwelliano.

Ma andiamo per ordine. E' il 1972 e un anno prima David Bowie, già autore di prove tanto promettenti (il gioiello "Space Oddity") quanto discontinue, è riuscito finalmente a mettere a fuoco il suo sound in "Hunky Dory", summa di un nuovo vocabolario rock, al crocevia tra psichedelia malata à-la Velvet Underground, folk d'ascendenza dylaniana e - per l'appunto - glam-rock, sulla scia dei T. Rex di Marc Bolan. Ma per entrare appieno nell'epopea glam, serve un personaggio che colpisca l'immaginario del pubblico. Con un'anima rock e una storia da raccontare: quella di "The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars". Registrato dallo stesso ensemble di "Hunky Dory", la band ribattezzata per l'occasione "The Spiders from Mars" - Mick Ronson (chitarra e pianoforte), Trevor Bolder (basso) e Woody Woodmansey (batteria) - e il produttore Ken Scott, è un concept-album su ascesa e (auto)distruzione di un "plastic rocker", secondo la definizione dello stesso Bowie.

Romantico e voluttuoso, ambiguo e sfrontato, "extraterrestre", e quindi libero dai tabù sessuali che incatenano l’umanità, Ziggy polveredistelle è la quintessenza dello spirito glam. In lui convivono passato e futuro: figlio dell’aura decadente del cabaret mitteleuropeo anteguerra, è proteso nello slancio avvenirista dell’"Arancia Meccanica" di Kubrick (1971), le cui note iniziali apriranno gli show dello Ziggy Stardust Tour. E’ la maschera che incorpora tutti gli stereotipi del rock filtrati attraverso la lente grottesca del glam. Una caricatura del divo, destinato a essere idolatrato dal pubblico e stritolato dallo star-system. I suoi modelli sono i padri nobili del rock (Jim Morrison, Brian Jones, Mick Jagger, Lou Reed, Jimi Hendrix), ma anche personaggi improbabili, come Vince Taylor, il "Presley francese", rocker dei Sixties morto pazzo e suicida che Bowie citerà proprio come diretta ispirazione della sua "creatura", e The Legendary Stardust Cowboy, ovvero Norman Carl Odom, bizzarro bluesman americano che sarà omaggiato perfino con una cover ("I Took A Trip On A Gemini Spaceship") in "Heathen" (2002). La finzione scenica, però, prevarica presto la realtà e Bowie si incarna nel suo alter ego fino a immolarlo sul palco, donandogli l'immortalità. Già, perché è sulla dicotomia "effimero-eterno" che si gioca tutta l'opera. E il fatto che alla fine abbia prevalso il secondo (il disco è tuttora considerato un classico) è la dimostrazione che nel dandy londinese marketing e arte sono un binomio vincente e inscindibile.
Musicalmente, l'album è una raccolta di ballate romantiche e di rock'n'roll elettrificati e tiratissimi, al limite del punk. Musica da suonare a tutto volume, come raccomanda il retro della copertina. Nelle undici tracce viene sfoderato tutto l'armamentario glam: dalle voci sguaiate ed effeminate alle chitarre affilate, dagli arrangiamenti pomposi d’archi alle melodie struggenti. Ma in tanto melodramma Bowie non si prende mai sul serio: le sue canzoni sono uno sberleffo alla morale bacchettona, un saggio di trasgressione ironica e, spesso, di puro nonsense. Per aumentare il clamore, poi, confesserà al britannico Melody Maker: "Sono gay e lo sono sempre stato". Vero o falso, non importa: lo scandalo è creato, perché "fame, what you need you have to borrow" ("fama, quello di cui hai bisogno devi prenderlo in prestito"), come teorizzerà in "Fame" (1975).

La saga di Ziggy inizia con una profezia apocalittica. La Terra è sull'orlo del collasso, restano cinque anni prima della catastrofe: "We had five years left to cry in". E' la batteria di Woodmansey a dettare le cadenze di "Five Years", che parte come una ballata languida e si impenna in un magnifico crescendo, fino a esplodere nell'urlo isterico di Bowie. Cullato dalla rapsodia swing di "Soul Love", l'ascoltatore viene poi proiettato in un sogno a occhi aperti: "Moonage Daydream", l'Era lunare è arrivata e con essa il suo messia: "I'm an alligator, I'm a mama-papa coming for you/ I'm the space invader, I'll be a rock 'n' rolling bitch for you". Ziggy è un redentore, dunque, ma anche "una puttana", il simbolo del meretricio del music-business. Esaltata dallo stridulo falsetto di Bowie, dalle distorsioni da capogiro della Gibson Les Paul di Ronson e da un assolo di sax al fulmicotone, è una cavalcata elettrica folgorante e l'apoteosi definitiva del glam-rock. Ziggy è l'uomo delle stelle, invocato nella ballata spaziale di "Starman", una delle melodie più leggendarie di Bowie, nonché (forse) uno spunto per la trama del film di fantascienza "Incontri ravvicinati del terzo tipo" di cinque anni dopo. Il celeberrimo ritornello ("There's a starman waiting in the sky/ He'd like to come and meet us/ But he thinks he'd blow our minds") è un capolavoro, degno di stare al fianco dei classici dei Beatles. Perché come i quattro di Liverpool, Bowie possiede la rara dote di saper costruire da poche sillabe ciò che gli americani chiamano "hooks", gli ami da pesca, capaci di catturare per sempre l’ascoltatore.

Il melodismo bowiano trionfa nella svenevole "Lady Stardust", con le chitarre sature e le struggenti figure di piano di Ronson ad assecondare il canto da crooner del nostro. E' un omaggio a Marc Bolan (nel demo originario si intitolava proprio "A Song For Marc"), ma le "Femme fatales emerged from shadows" riportano direttamente al Lou Reed di "Velvet Underground & Nico". Porta invece la firma di Ron Davies l’unica cover del disco, "It Ain't Easy", sorta di space-country con un ritornello quasi gospel. A spezzare questo clima trasognato da musical anni Trenta provvedono un paio di scorribande proto-punk lanciate a velocità forsennata dai Ragni Marziani: "Hang On To Yourself", che per ammissione degli stessi Sex Pistols ispirerà "God Save The Queen", e "Suffragette City", inno alle prostitute con tanto di esclamazione post-orgasmica ("Ohhh, wham bam thank you ma'am!"), che farà da colonna sonora alle pantomime sessuali di Bowie e Ronson sul palco dello Ziggy Stardust Tour.
Divenuto ormai "Star", Ziggy può finalmente esser celebrato dal riff immortale della title track: la chitarra gracchiante di Ronson sottolinea la storia della stella che "strabuzzava gli occhi e agitava la chioma come alcuni gatti giapponesi", ma che è finita in pasto a un'orda di fan-carnefici: "Facendo l'amore col suo ego Ziggy fu risucchiato nella sua mente/ come un messia lebbroso/ Quando i ragazzi l'hanno ucciso, ho dovuto sciogliere il gruppo". Bowie si traveste da cantastorie appassionato, ma in realtà è dietro le quinte, a muovere i fili della sua creatura con aristocratico sarcasmo. Proprio come farà un anno dopo, quando, teschio di Amleto in mano, sceneggerà le gesta del suo "Cracked Actor" hollywoodiano in "Aladdin Sane". La conclusione naturale del disco non può che essere un "suicidio del rock and roll", consumato nel più teatrale dei modi, con una sigaretta in bocca ("Time takes a cigarette, puts it in your mouth") e implorando un ultimo gesto d'affetto ("Gimme your hands, cause you're wonderful"), che Ziggy mimerà negli show dal vivo andando incontro al pubblico. Gli Spiders From Mars allestiscono un altro terrificante crescendo, sfondo ideale per il canto allucinato e nevrastenico di Bowie. Sceneggiata da cabaret brechtiano, "Rock And Roll Suicide" è il commiato del disco e il brano con cui, il 4 luglio 1973, nel corso di un concerto all'Hammersmith Odeon di Londra, Bowie annuncerà la morte di Ziggy, tra le lacrime dei fan. I "dudes" resteranno a galla ancora per un po' (a loro Bowie dedicherà anche l'inno generazionale "All The Young Dudes", affidato ai Mott The Hoople), lo stesso Bowie si rifarà il trucco per un altro paio di dischi in quello stile (ottimo soprattutto "Aladdin Sane"), ma l'epopea glam si dissolverà rapidamente nella polvere di stelle del suo eroe.

Un paio di curiosità da segnalare: la copertina del disco ritrae Bowie con acconciatura stile Greta Garbo in una piovosa Heddon Street, a pochi metri da Regent Street, nel cuore di Londra; nella versione rimasterizzata su cd sono stati inclusi cinque bonus: "John I'm Only Dancing" e "Velvet Goldmine" (due eccellenti B side di 45 giri), l'inedita "Sweet Head" e i due demo di "Ziggy Stardust" e "Lady Stardust".
Irrimediabilmente datato, ma al tempo stesso foriero di tanto rock a venire, il melò di Ziggy Stardust abbatte gli sterili confini tra cultura "alta" e "bassa". Perché Bowie - come ha detto lui stesso - "è insieme Nijinsky e Woolworth". Chiunque negli anni abbia affrontato il rapporto tra performer e pubblico ha dovuto fare i conti con questo alieno in calzamaglia. "Era una creatura nata per essere idolatrata dai fan — rivelerà Bowie - la utilizzai servendomi dei semplici canoni del rock'n'roll". Un prodotto di marketing, insomma, ma studiato fin nei minimi dettagli. Come un'opera d'arte.

Per dirla con le parole di Bowie, "pensavamo d'essere esploratori d'avanguardia, rappresentanti d'una forma embrionica di post-modernismo". Un'arte "totale", in cui la musica si sposa con il teatro, il music-hall, il mimo, il cinema, il fumetto, le arti visive, ma senza mai perdere di vista l'obiettivo finale: la celebrità. "Diventerò famoso" aveva giurato lo stesso Bowie prima della pubblicazione di "Ziggy Stardust". Chi lo definisce "un disco commerciale", dunque, non si sbaglia. Si sbaglia solo quando pensa che arte e commercio non siano compatibili. Un abbaglio che diventa colossale quando si pronuncia il nome di David Bowie.



martedì 15 maggio 2007

Steve Ray Vaughn"Texas Tornado"

Steve Ray Vaughn ovvero il Texas Tornado.
Ovvero quando l'emozione del blues si esprime attraverso l'estro creativo di un enorme creativo delle sei corde.
Purtroppo anche Steve Ray ha dovuto pagare un prezzo troppo caro al Dio del blues e ci ha lasciato da troppi anni.Correva il 1990 quando durante una tappa di trasferimento(sopo un concerto con altri bluesman)l'elicottero sul quale era salito(al suo posto doveva eserci Slow hand Eric Clapton)si schiantò al suolo.
Una vita d'eccessi e vissuta al limite e come spesso è successo ai grandi bluesman il frutto di quanto seminato non è potuto esser raccolto;pochi come lui han "rinnovato"e dato una scossa in un periodo dove il blues faticava a ri-proporsi.
Una sera d'estate durante un esibizione al Montreaux Festival(vado a memoria mi pare fosse il 1985)fu accolto entusiasticamente da David Bowie che lo portò con se in sala d'incisione per registrar il famoso album "Lat's dance".
Ascoltavo e riscoltavo le note di una giovane ragazzo che da qualche anno cerca di ripercorrere le sue orme e mi emozionavo sentendo che seppur la sua scomparsa tragica abbia lasciato poche tracce nel mondo del rock,almeno uno ha seguito la sua lezione.Questo è Kenny Wayne Shepard al quale va tutto il mio rispetto.

Pride and Joy qui sotto e Shotgun Blues..ascoltate quanto l'allievo abbia appreso dal maestro





domenica 13 maggio 2007

sabato 12 maggio 2007

The day when the music die...

Si chiamava Randy.
Dopo essersi affacciato al rock in giovanissima età coi Quiet Riot venne"reclutato"dal veccio Ozzy Osbourne per accompagnarlo nel suo ambizioso progetto solista.
eh si...Ozzy aveva visto lungo ancora una volta portando alla sua corte il giovane Rhoads che nonostante la sua stella brillò per poco tempo lasciò una traccia indelebile nel firmamento dell'heavy metal di sempre.
La sua tragica morte per un incidente aereo assurdo ha lasciato un vuoto incolmabile.
Ozzy editò dopo qualche tempo uno strepitoso Live Tribute che ancor oggi mi lascia a bocca aperta per la freschezza e le intramontabili esecuzioni di alcuni classici ormai pietre migliari dell'heavy metal.
Un piccolo video per ricordarlo a 25 anni dalla scomparsa
Randy Rhoads Santa Monica(California) 6/12/1956 - Leesburg(Florida)19/03/1982

Riparto per l'ennesima volta con un blog sperando di non combinar disastri nel salvataggio dei post e sperando di scrivere meno cazzate ma non lo prometto...
Purtroppo il primo capitolo del mio pseudo/finto romanzo è andato perso durante uno dei miei scellerati esperimenti di cambio corpo del testo...essendo scritto"a getto"ho avuto la bella pensata di cambiar la pagina web e rotornando non l'ho più ritrovato non avendolo salvato...insomma un disastro sono...
Ora son tornato su Blogspot perchè Splinder mi faceva innervosire...Blogspot lo trovo più frendly e immediato.
Ho intenzione di scriver di rock,di me e di quel che passa sotto,sopra e dentro la mia anima.
Se passate di qui lasciate un segno della vostra presenza...magare anche in natura non disdegnerei ;-)
Frank Zappa(RIP) diceva:"una doppia stecca è l'inizio di un arrangiamento..."mai parole furon più appropriate per la mia "ripartenza".
Già che ci sono prima d'andar a vender giornali cito pure il vecchio Zio Ozzy Osbourne che ululando alle platee di mezzo mondo diceva"Let the madness begiiiiiiiiiiiin!"
Stefano


Dream Theater and so' on



in attesa che Systematic Kaos faccia capolino l'1 Giugno rispolvero questa session strumentale al Budokan...
val il disco intero!
Ascoltatela e ditemi se non son bravini questi vecchi amici di ventura?

Spirito fragile

Ieri era una serata come tante e come mi succede quasi sempre prima di addormentarmi indosso un paio di cuffie e mi metto il disco della buonanotte che mi aiuta a scacciar pensieri e avviarmi verso "l'altro mondo"(la notte)in maniera più serena.
Alla sinistra del mio letto ho una parete di dischi e al buio mi piace infilar la mano nel "mucchio" e prender il primo che mi capita e inserirlo nel lettore
Ieri sera la mano ha pescato bene perchè mi ha riproposto uno dei dischi che negli anni novanta mi piaque di più.
Il disco era ed è "Grace"di Jeff Buckley.
Una giovane meteora apparsa nei primi anni 90 sulla scena "rock"americana.
Chi era J.Buckley?
Figlio del compianto Tim Buckley,"genio"e originale musicista prematuramente scomparso per overdose all'età di 28 anni lasciando tracce indelebili nel firmamento rock,Jeff cresce con la madre dalla quale il padre si separa quando il primogenito era ancora piccolo.
Frequenta le scene rock Californiane e tenta(spinto anche dal fatto di esser figlio di cotanto padre)la via del rock con progetti più o meno riusciti finchè dopo una tournè riuscita nel nord america e nell Europa del Nord appare sulle scene musicali il suo primo disco dal titolo"Grace".
Le sue influenze musicali son quelle della scuola cantautorale anglo/americana di grande spessore,Bob Dylan,Leonard Cohen e Van Morrison e Jeff ci tiene a tributar ai suoi Maestri il dovuto.
Grace coglie il popolo rock(in piena ondata grounge)alla sprovvista e la commistione tra melodia sofferta e sonorità folk,blues e la sua sofferta voce in crescendo,entran poco a poco nelle classifiche.
La grazia che Jeff emana attraverso il suo recitare,il suo crescendo drammatico.l'estensione cristallina prende il cuore;i testi scandagliano l'anima nel profondo e canzoni come Ethernal Life o come la struggente e meravigliosa cover della Halleluja di Leonard Cohen,(della quale ricordo una versione altrettanto emozionante la sera dopo i tragici eventi dell'11settembre,a Milano eseguita Elio e le storie tese prima di un loro concerto..)colgono la dramamtica poesia disegnata con maestria dalle note e accordi arrangiati originalmente .Purtroppo all'età di 30 anni una sera di Maggio a Menphis nel Tenessee Jeff scomparì per sempre in circostanze che ancor oggi non son state chiarite.
I testimoni dicon di averlo visto allontanarsi a nuoto nel Mississipi ed esser travolto da un onda causata dal passaggio di un traghetto...dall'autopsia non furon trovate tracce ne di alcool ne di sostanze stupefacenti.
Ci lasciò con un abbozzo di secondo album (se non consideriam un paio di capitoli LIVE)che poi uscì postumo ma raffazzonato e non godibile come Grace.
Chi non lo conosce magari passi a salutarlo ascoltando questo piccolo capolavoro(ho sentito parecchi dire che era sopravvalutato e che il suo successo era dovuto all'onda emotiva lasciata dal padre..io non son tra quelli )
Questo è un piccolo cenno perchè magari qualcuno mosso dalla curiosità magari lo va ad acquistare oppure se lo fa passare dall amico quadrupede grigio crinito dalle lunghe orecchie ;-)
Mi piacerebbe che questo disco toccasse l'anima anche a qualcun altro così come lo fece a me.

Signori e Signore,una grande ascia Paul Gilbert


Ieri sera dopo anni e anni son riuscito finalmente a veder un concerto(solista) di Paul Gilbert.
Ma chi è Paul Gilbert?
Musicalmente appare sulle scene rock heavy negli anni ottanta,anni dove le asce da combattimento come la sua(ascia,axe=chitarra ndr) proliferavano e trovavano terreno fertile in gente come il sottoscritto assetati di tecnica e feeling a 6 corde sull'onda emotiva di quell'Edward Van Halen che aveva sconquassato il mondo chitarristico rock.
Le scene americane lo vedono protagonista dapprima con i Racer X,band che avrà una vita relativamente breve ma intensa sfornando alcuni dischi che fecero incendiare le paltee."Street Lethal" e "Second Heat" e successivamente negli anni '90 "Superheroes", "Technical Difficulties" furono determinanti per dare il la alla carriera del nostro eroe che lo vedranno in seguito dar vita al progetto che definitivamente lo consacrerà nel gota chitarristico mondiale,ovvero i Mr.Big.
Strepitoso gruppo, commistione di tecnica e armonia legati da individualità portentose.La voce cristallina di Eric Martin,il basso stratosferico di Billy Sheehan(che il mondo hard rock aveva imparato a conoscere nella formazione d'assalto di David Lee Roth e Steve Vai ndr)uniti alla sezione ritmica di Pat Torpey possente drummer dalle raffinate soluzioni timbriche.Il singolo "To be with you "li catapulta nelle hit list di tutto il mondo facendo schizzare l'ottimo "Lean into it"ai primi posti delle chart in poche settimane.
I caratteri "decisi"di Martin e Gilbert presto si scontrarono facendo si che i Mr.Big nel lontano 1996 decidessero di avvalersi di un nuovo chitarrista(Richie kotzen...noto trombatore di moglie atrui ndr).L'avventura finì e il nostro Gilbert intraprese la tanto agoniata carriera solista.
Imbracciò la sua Ibanez signature double neck e partì alla volta del pianeta a bordo dell'astronave bizzarra costruita dalle sue armonie e dalla sua funambolica tecnica.
Il Giappone(come per altri guitar heroes)lo accoglie come il messia.
Gilbert capirà subito che il mercato del sol levante è rimasto l'unico che può consentirgli di vender un discreto quantitativo di copie e allora mette le radici nell'arcipelago.
Periodo di dischi solisti di alterna fortuna e in alcuni frangenti la sua giappocentricità lo fà sparir dalle scene europee.
Ogni disco prodotto ha all'interno di esso almeno una perla e ieri sera buona parte di queste è stata sciorinata dall'axeman.
Un combo da power rock lo accompagnava;
The band is:
Me: Lead Guitar, Lead Vocals
Mike Szuter: Lead Bass, Lead Vocals(anche chitarrista d'apoggio ai Racer x nello strepitoso Live "Snowball of doom"che regalai a Mante una sera d'inverno)
Jeff Bowders: Lead Drums
Emi Gilbert: Lead Keyboards, Lead Vocals (moglei del nostro eroe...una giapponesina splendida al comando di un organo Hammond rombante ndr)
Il Fillmore di Cortemaggiore(Piacenza)presentava una discreta cornice di pubblico(500 persone circa)e intorno e nell'aria il pubblico che da ormai 20anni incontro sotto questi palchi.
Giovani ragazzi che han appena abbracciato la 6 corde oppure vecchi balenghi che da anni stan a strimpellare in cantine La Grange degli ZZ top...oppure impiegati stilosi dalle dita affusolate curiosi di vedere se la ibanez di Paulo Gilberto suona come la loro fiammante Ibanez Joe Satriani cromata...
la serata mi avvolge a tratti ma non mi coinvolge più come ai tempi di Eddie Van Halen.
Sono vecchio...me ne faccio una ragione ma non mollo.
Ho indosso la mia storica maglia Los Lobotomys ,combo solista del grande Steve Lukather(leggendario chitarrista dei Toto ndr)e la sfoggio con un diavolo sulla schiena e un teschio dal canino scintillante sulla pancia da birra.
Mi sento osservato da un paio di ragazzetti con la maglia dei 'tallica e io abbozzo un brindisi con la inbevibile birra del Fillmore.
Il completo sgargiante di Paul Gilbert mi fa ridere a crepapelle e sulle note di Green tinted sixty nine dei Mr Big finalmente mi agito.
Szuter è un gran basso!canta da Dio e mi fa strabuzzare gli occhi quando ingaggia assoli lavorando di falangi.
Il treno Gilbert fila spedito per un ora e trenta facendo tremar i muri del Fillmore sotto un riff Hendrixiano di Foxy Lady.
Sul palco salta come una rana un ragazzotto che a tutti i costi si vuol accoppiare con la eterea Emi.
La security lo incarta per bene e lo spedisce a prender aria nella campagna Piacentina.
Interminabili fiumi di note e assoli stratosferisci..non perde una nota!
Mi accorgo quanto un chitarrista di questa mole avrebbe potuto dare se solo avesse scelto di intraprender un altra via...però a lui basta e noi lo rispettiamo.
A rivederci vecchio Paul.